sabato 5 dicembre 2009

Giorno 4: Distanza



C'è un po' di nebbia stasera. Le ombre, proiettate dalle luci che rimbalzano sulle vetrine dei negozi addobbati, creano ancor più confusione nella mia visione, da questa Luna lontana. E cercarti è ancora più difficile in mezzo a tutta quella gente che cammina, indaffarata e distratta. E' come vedere un film, come vivere un'avventura virtuale, da spettatore. Siamo così distanti, stasera. Lo siamo sempre stati, ma quando le luci abbaglianti delle speranze ti avvolgono, non ci fai caso, cominci a scambiare ciò che è vero per quello che non esiste e non è certo colpa di nessuno, solo che ti attacchi a quel poco che hai. Uno sguardo, una parola, una espressione, vista attraverso il diaframma di un film in tempo reale, di quello che siamo e di quello che progettiamo di essere un giorno insieme. E' un paradosso che si risolve molto presto: la distanza ci ha tenuti uniti, legati a doppio filo, perchè distanza fa rima con speranza. Speranza di cosa? Speranza di accorciare quella lontananza, che ci costringe ad immaginarci come in realtà non siamo, a creare delle proiezioni di noi e del nostro amore lontano dai nostri cuori, che sono rimasti fermi al palo, fidandosi solo di quell'immensa emozione che hanno provato la prima volta che ci siamo guardati negli occhi, per due interminabili ore. La distanza genera la virtualità, una seconda esistenza di cui non possiamo in alcun modo essere padroni fino in fondo, perchè è più simile ad un sogno o ad una allucinazione. Qualcosa che non controlliamo e che a volte, come adesso ci sfugge dalle mani. Ha così tanta importanza essere vicini? Toccarsi, sentirsi respirare, provarsi a vicenda la febbre per questa passione? Non lo so, anche seduto sulla mia sedia e tu sul tuo divano noi eravamo qualcosa insieme, perchè sentivamo insieme, perchè ridevamo insieme, perchè i nostri cuori cantavano la stessa canzone, sera dopo sera, notte dopo notte, senza sosta. Eravamo nello stesso posto, in un'anima che avevamo creato insieme per ripararci dalle tempeste che la vita ci metteva di fronte, giorno dopo giorno. Eravamo vicini, così vicini da sentire le nostre parole sussurrate piano dalle pieghe delle nostre menti. Allora quello che ci ha fatti perdere non è stata la distanza dei nostri corpi, persi nella nebbia che si forma nella rotazione dei nostri due pianeti, quelli su cui siamo seduti anche adesso. Ho voltato le spalle al mio cuore, l'unico che sapesse come affrontare quella abbondanza di spazio che c'è fra di noi, abbondanza di spazio che è mancanza di sostanza. E' il vuoto. I miei occhi si sono lentamente persi nel vuoto dell'aria, si sono riempiti della lontananza, hanno creato personaggi di un presepe vivente, pieno di contraddizioni e di passanti ignari, che lasciano un'impronta e se ne vanno, a volte senza accorgersene, ma che nella mia mente sono come fosse, buche, scavate sul cammino che avevo preparato per te. La distanza che mi separava da te si è ricoperta di una folla che non sopportavo, che ti rendeva ancora più remota, irrecuperabile. E ad ogni tuo sorriso nella mia direzione, qualche astante lo intercettava e lo faceva un po' suo. Ed io ne perdevo la bellezza, o imaginavo solo fosse così. Ma non ci si può aggrappare ad una giustificazione così inconsistente come "gli altri". Gli altri non sono niente, se io e te siamo una sola cosa. Ma io ti ho tenuta a distanza, ancora di più, mentre con una mano imploravo il tuo aiuto, con l'altra ti scacciavo. E i chilometri sono diventati anni luce, il tuo cuore ha ceduto alla paura, all'impressione, calpestato dalla folla dei fantasmi che adesso occupano i miei pensieri a frotte. Ed ecco, per paura di essere screditato dal resto del mondo, per paura che il mondo ti tenesse lontano da me, ho riempito la distanza con i miei spettri e loro ti hanno spaventata. Ed ora che guardo la Terra, in questa sera così nebbiosa e dolcemente malinconica, vedo il tuo sguardo sperduto, che neanche cerca più la strada su cui eravamo. E mi stringo nelle ginocchia, seduto. Chissà se sarò mai capace di ripercorrere all'indietro tutti questi anni luce che mi dividono da te.


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