sabato 3 ottobre 2009

Il paese di pietra.


Rubo per un attimo il mestiere alla mia collega cinefila Giulia. Ieri sono andato al Cinema a vedere Baària di Giuseppe Tornatore, film di recente uscita, che ha calamitato su di sè l'attenzione di giornalisti e critici di ogni sorta. La pellicola racconta la storia (o quella che fino alla fine si pensa essere tale) di Peppino Torrenuova, un bambino di Bagheria che in quella città, nasce, cresce, lavora, fa politica e mette su famiglia. Il contesto della storia è offerto dalla politica e dagli avvenimenti che, dalla proclamazione della Repubblica, arrivano fino ai giorni nostri. Parto con il dire che il fatto di raccontare l'intera trama del film è pressochè inutile, perchè (ed in questo c'è un merito enorme del regista) sarebbe come raccontare la vita di ciascuno di noi, quasi in ogni particolare quotidiano. Farò allora, in maniera molto spicciola e che Giulia mi perdoni, un'analisi di pregi e difetti in stile rivista di automobili. Partiamo con i pregi.
Baària è un meraviglioso quadro vivente. Tornatore è riuscito in maniera sopraffina a ricostruire un presepe dinamico, centrando in pieno tutte le figure tipiche, epoca per epoca e non dimenticando mai di inserire personaggi che di fatto sono eterni (un mitico Beppe Fiorello, fermo all'angolo di una strada, che anno dopo anno non invecchia mai). Ha messo tutto il sentimento possibile per raccontarci un'Italia che apparentemente non c'è più, ma che in fondo non è mai cambiata. Un paese nel quale la virtù è sacrificata alla necessità (si diventa comunisti talvolta non per le idee che la dottrina esprime, ma semplicemente perchè si è ostili ai mafiosi o ad un sistema di potere stabilito). Tornatore è anche molto attento a raccontare quel modo di fare, insito nei piccoli gesti, tipico della mentalità del "tanto poi ci rifacciamo a fine mese", mentalità che non ha pagato, rendendo poveri i creditori e ricchi i debitori. C'è poi l'assurda prepotenza dei mafiosi, quella sì rimasta immutata così come l'entita e la specie dei suoi legami col potere politico. Il regista compie un miracoloso tuffo nel passato, constatando amaramente che le cose nel nostro Belpaese sono cambiate ben poco, forse peggiorate. L'unico segno di speranza sarà affidato alla fine del film ad un piccolo insetto, che mostra la tenacia di un popolo, visssuto per anni subendo ingiustizie di ogni sorta. Forse è l'unica vera forza che abbiamo per riprenderci in questi momenti difficili.
Per quello che riguarda i difetti, credo ce ne siano sostanzialmente due: il dare per scontato alcuni fatti storici os e vogliamo, il passarvici sopra in maniera troppo veloce e tirata e la pletora di cammei di personaggi celebri (in quel film c'è tutta la classe attoriale italiana, siciliana e non), che secondo me hanno l'ingrato compito di fare come il miele per le mosche, ma in alcuni casi sono inspiegabili e francamente risibili. Molto probabilmente l'idea di Tornatore era quella di rendere ancora più evidente il fatto che quel film fosse della e per la gente comune e che in fondo quelle stelle non avessero che il compito di illuminare il resto.
E' un film che va visto, in ogni caso, perchè racconta un pezzo di noi, di ciò che siamo e di ciò che a volte vorremmo essere, senza però riuscirci. Un ritratto potente di un Paese eternamente in manutenzione, ma che deve necessariamente provare ad uscire dal limbo di pietre e sabbia in cui lo hanno immerso per decenni.