Mi dispiace essere sempre controcorrente. Mi dispiace anche che qualcuno possa pensare che lo faccio apposta. Non è così: tengo a precisare che non sono politicamente schierato o formato in qualche gabinetto partitico esistente. Cerco di osservare i fenomeni per quelli che sono, nella loro interezza e soprattutto ascoltando ciò che affermano le persone. E chiaramente ci metto anche del mio, la mia esperienza privata.
Il fatto è il seguente: come avrete sicuramente sentito, tre persone appartenenti all'associazione di soccorso medico volontario Emergency (progetto tutto italiano, fondato dal dottor Gino Strada), sono stati arrestati dai servizi segreti afghani e sono tutt'ora detenuti (pare anche illegalmente), con l'accusa di aver complottato per uccidere il governatore della provincia di Helmand, Gulab Mangal. La provincia è attualmente sotto la supervisione militare dell'esercito americano e britannico, ma l'ospedale di Emergency era controllato dai militari italiani.
Partiamo con il dire che Helmand è l'ultimo baluardo della resistenza talebana: Barack Obama, consapevole del peso di questa striscia di terra per la sicurezza del mondo intero (la provincia è la prima produttrice mondiale di oppio), ha recentemente schierato 15000 soldati sulle montagne della zona, per un'operazione di controllo, offensiva e ricerca a tutto campo. Helmand è una zona anomala e la sopravvivenza dei contingenti militari dipende anche dalla continua discesa a patti con la popolazione locale, vicina alla resistenza dei terroristi. In un clima del genere, chiunque voglia assicurarsi un minimo di sicurezza, deve concludere una qualsiasi sorta di accordo di non belligeranza con questa gente. Questo ovviamente comprende anche il personale civile. I governatorati afghani sono chiaramente filogovernativi e comunque le elezioni hanno portato ai risultati attuali. Resta il fatto che Helmand è il punto di equilibrio dell'intera nazione, su cui si giocano le partite più importanti dal punto di vista diplomatico e militare. Ciò dovrebbe teoricamente comportare una maggiore attenzione nel modo di muoversi da parte di tutti, militari e civili. E qua passiamo alla mia considerazione personale.
Io sono un volontario in una associazione di soccorso medico, faccio parte del dipartimento della Protezione Civile ed ho svolto sempre con grande attenzione i miei compiti ed il mio lavoro. Credo, dopo quattro anni di intensa attività, di avere imparato cosa significhi essere a disposizione della gente. Per di più, l'associazione di cui ho fatto parte ha una grande tradizione di anonimato nella carità (il vestito tradizionale dei volontari prevedeva un cappuccio nero con i soli due buchi per gli occhi ed una buffa nera legata in vita da un rosario, il massimo dell'ignoto). Parliamoci con molta franchezza: io non condivido affatto la linea di Emergency rispetto al proprio lavoro ed alle dichiarazioni imprudenti, più volte proferite dal suo fondatore, il dottor Gino Strada. Emergency dovrebbe portare a termine il proprio compito nel silenzio e nell'umiltà, pensando a mettere in pratica la laica carità del soccorritore medico. Invece no. Comizi politici, manifestazioni, dichiarazioni deliranti (Strada che, messo di fronte alla scelta, si chiedeva retoricamente chi fossero i terroristi fra i talebani e gli americani, mah.). E non mi si venga a dire che il compito di una organizzazione non governativa a scopo benefico e medico sia quella di insegnare la politica globale al mondo che guarda. Della vita ho imparato questo: ciascuno al proprio posto. Il medico faccia il medico e, se la sua è una vera missione, non mostri l'occhio allucinato o il muscolo della resistenza all'Impero del Male. Faccia il medico, come il soldato fa il soldato, il politico fa il politico ed il terrorista fa quel che ritiene giusto. Quando ero volontario avvertivo le istanze politiche all'interno dell'associazione, ma dal momento in cui indossavo la mia uniforme, al momento in cui la rimettevo nell'armadio, il mio unico pensiero era la gente che soffriva. La politica la lasciavo fare ad altri.
Venendo nello specifico al caso dei tre operatori arrestati ci troviamo di fronte al classico caso nel quale l'ideologia, che dovrebbe stare fuori da un ospedale e dalla logica di un volontario del soccorso medico, crea un cortocircuito per il quale si sospetta di persone che potrebbero essere innocenti dei fatti a loro attribuiti, ma che in qualche modo sono colpevoli, soprattutto dinanzi alla propria coscienza di volontari, avendo fatto del proprio lavoro una battaglia ideologica (neanche politica o sociale), facendosi degradare essi stessi da un pensiero o un'idea che non dovrebbe appartenergli, in una parola "fiancheggiando". Il fiancheggiamento, la chiusura di un occhio, lo schierarsi anche se non apertamente non già dalla parte di una popolazione, ma di una resistenza territoriale dichiaratamente fondamentalista e terrorista, nel tentativo di affermare le istanze di cui altri dovrebbero essere portatori (il popolo per la propria terra, che non appartiene neanche a quei talebani che la occupano, se vogliamo dirla tutta) è un gioco pericoloso e le conseguenze sono chiare. Ma bisognerebbe essere abbastanza maturi e responsabili del proprio ruolo per capire che col fuoco non si scherza. La guerra è guerra. Ognuno faccia il suo.