
Pieter Cornelis Mondriaan è senza dubbio uno degli artisti la cui opera, sebbene sottoposta a critiche continue e minimizzazioni dovute all'apparente semplicità schematica di alcuni suoi lavori, rappresenta un percorso articolato e complesso di ricerca della quarta dimensione dell'immagine pittorica. La sua fama proviene principalmente da una serie di tele, definite non rappresentative, nelle quali si incrociano forme e linee rette, che si distinguono le une dalle altre per l'utilizzo del colore, uniforme, semplificato da una stesura senza sfumature e nettamente delimitato entro ciascun settore di pertinenza, senza misture nè contaminazioni verso le zone di confine delle campiture. Un lavoro apparentemente semplice, quindi, che fece inizialmente pensare che non necessitasse neanche di essere "criticato", perchè privo di progettualità intrinseca e comunque non certo ricco di spunti per letture significanti.
Solo dopo anni fu chiaro alla gran parte degli addetti ai lavori e di riflesso al grande pubblico che i quadri del pittore olandese erano il frutto di una vera e propria ricerca dell'essenza cruda della realtà, un lavoro sempre e comunque ispirato dalla natura, come Mondriaan amava asserire spesso; questa schematizzazione proviene dall'inquadramento complesso di alcune caratteristiche peculiari della vita che circonda l'uomo, una riduzione all'osso che sicuramente aveva richiesto molti anni di procedimenti per prove ed errori. La chiave di volta di questa ricerca è sicuramente nascosta nello sviluppo artistico di Mondriaan durante il suo periodo parigino, esattamente negli anni fra il 1912 ed il 1914. In questo lasso di tempo egli completa in un certo senso il suo avvicinamento al cubismo, ispirato dalle opere dei due padri fondatori del movimento, Pablo Picasso e Georges Braque, senza mai abbandonare la sua esigenza di rappresentare l'anima delle cose, la loro parte essenziale, costitutiva, perciò irrinunciabile. Ma un cambiamento è indubitabilmente avvenuto nell'artista fiammingo. Lo provano alcune tele datate 1912, che hanno tutte per soggetto l'elemento principe di un paesaggio naturale: l'albero. Esse sono tutte identiche se si fa eccezione per la modalità compositiva. Come detto l'oggetto delle opere è una pianta, in posizione centrale, unico elemento interamente riconoscibile e nominabile a partire da una analisi dei formanti figurativi. L'irruzione e la sedimentazione del cubismo nell'animo rappresentativista di Mondriaan, genera l'interesse e la necessità di riflettere a partire dal dato dell'evoluzione biologica della natura come processo di crescita. L'albero perde importanza come oggetto qualificato e qualificabile in sè, ma ne guadagna dal punto di vista della complessificazione della sua vita, rappresentata dall'allungamento e dall'intreccio delle ramificazioni. Ecco quindi che l'elemento naturale va dissolvendosi nel fondale, facendo emergere la spina dorsale concettuale di questa riflessione perpetua; in questo la maniera cubista aiuta il pittore. In quale modo?Il cubismo astrae dalla realtà nominabile la purezza degli aspetti dinamici, il movimento che genera vita e lo rende il vero protagonista della rappresentazione. I soggetti cubisti sono percepiti in quanto mobili, e risultano percipienti in quanto partecipano direttamente della vita dell'osservatore. A Mondriaan non interessa più che noi si possa riconoscere che nel suo quadro vi sia o meno un albero, ma che si possa andare oltre, riconoscendo a quella immagine il valore di oggetto vivente, ma soprattutto in continua, persistente crescita. Due sono le parole d'ordine: ritmo ed armonia, che sono le stesse con le quali ogni essere dei tre Regni esprime il significato della propria esistenza sulla Madre Terra.