Non sono un grande appassionato di poesia. Se devo leggere un testo, preferisco un romanzo, una biografia, un saggio d'inchiesta. Non è questione di snobbare il genere, non credo neanche dipenda da una mia personale ignoranza. Credo che il fatto di non preferire i testi poetici a quelli in prosa dipenda, per ciò che mi riguarda, da una forma di rispetto della meccanica complessa e raffinata dei primi, che invece meritano a mio avviso una rivisitazione in chiave analitica e tecnica, forse apparentemente più fredda e distaccata, ma che in realtà è il frutto di uno studio appassionato ed approfondito di ciò che sta dietro e dentro ogni singolo verso di una poesia. Detto in parole semplici, il testo poetico è altamente denso, pieno nella sua schematicità, ricco di contenuti nel suo ermetismo e quindi meno facile da fruire, senza doversi soffermare spesso e volentieri a riflettere, prendere appunti, ripartire da capo (o anche leggerne i versi in ordine sparso, per vedere se esista davvero l'equilibrio perfetto che una struttura cristallina come la poesia possiede per natura).
Mi è capitato di recente di avvicinarmi alla poetica di Pablo Neruda e devo confessare immediatamente che lo avevo sottovalutato: di lui avevo l'impressione che fosse uno scrittore scontato, nel senso che da quello che sentivo da persone che conosco, tutti avevano letto almeno un libro di composizioni dell'artista cileno. Un pregiudizio sbagliatissimo, almeno nella sostanza della poetica del Nostro. Neruda è uno scrittore profondo, attento alle sfumature dell'animo umano, in particolare a quelle che riguardano l'amore ed i suoi effetti sull'essere umano. E' un poeta carnale, nel senso che riesce a descrivere con estrema finezza e con grande coinvolgimento personale il battito del cuore, il fremito della carne, lo stupore degli occhi dinanzi alla scoperta delle passioni amorose di ciascuno di noi. Ma il suo modo di scrivere non tralascia mai di dire la verità sulla sofferenza, dove per verità si può intendere la tristezza dell'abbandono, la nostalgia dell'illusione, la falsa gioia di una promessa fatta e non mantenuta. Due quartine che ho letto ieri notte, e con le quali voglio concludere questo post, lasciando a voi la possibilità di rifletterci, mi sembrano essere il sunto dell'intensità di Neruda, della sua estrema capacità di essere presente su ogni singolo granello delle emozioni del cuore. Giudicate voi.
Lascia che ti parli anche con il tuo silenzio
chiaro come una lampada, semplice come un anello.
Sei come la notte, silenziosa e stellata.
Il tuo silenzio è di stella, così lontano e semplice.
Mi piaci quando taci perchè sei come assente.
Distante e dolorosa come se fossi morta.
Poi basta una parola, un sorriso.
E sono felice, felice che non sia vero.




