Adesso lo so...un uomo cerca, accumula tenta di completare sé stesso.
Un lavoro, una casa e una macchina. Dei soldi.
E poi cerca ancora di più e non è mai contento.
Va sempre più lontano, viaggia, vive. Stravive.
La sera, guardando fuori dalla finestra, vede il riflesso di un letto freddo e vuoto.
Sente il suono del silenzio di una casa che non esiste.
Un uomo senza amore è niente.
Sono sempre stato convinto, e lo sono tutt'ora, che l'essere umano viva all'interno di una porzione di realtà fatta di una quantità infinita di fotogrammi, creati dalla propria mente. Come un artista, che immortala le cose che lo circondano, anche noi abbiamo la tendenza a creare dei quadri ad hoc per le nostre sensazioni, come se il riempire uno spazio non fisico di oggetti, odori e colori immaginati, ci aiutasse a strutturare l'impercettibile (o appena percettibile) impulso di una sensazione.
Spesso mi hanno chiesto: "Perché scrivi?". La mia risposta principale è che la scrittura, per me è tale e quale a qualsiasi altro meccanismo istintivo finalizzato alla sopravvivenza, come bere, mangiare e stare lontano dai temporali con fulmini se hai oggetti metallici addosso. Io scrivo perché dentro di me ho tante di quelle cose che l'unico modo per metterle in ordine e, talvolta, darmi pace è quello di buttarle fuori, di farle apparire nero su bianco. Ma questa cosa l'ho già spiegata.
Una seconda motivazione, meno evidente e che può apparire scontata o simile alla prima è che scrivere serve a ricostruire i processi emotivi che ci sconvolgono interiormente e dai quali ci facciamo trasportare (giustamente). Attenzione: non significa che io ne cerchi il controllo attraverso la scrittura, questo non sarebbe possibile per definizione (il che mi ricorda un interessante studio di C.S. Peirce su emozione e sensazione): l'unica cosa che mi preme fare è fermare l'attimo, dipingerlo, per poterlo guardare ogni volta che voglio, per restarne ammirato, stupito od anche schifato (mica è detto che tutto ciò che partorisce la mia mente sia di gusto). Io creo dei quadri viventi, cerco di entrare nelle stanze della memoria e di prendere da là le sensazioni che mi hanno attraversato. Dopo di che ne faccio colori, persone, oggetti, luoghi. Che non è detto che siano realmente esistenti od esistiti. Ma l'efficacia di questo meccanismo, io credo che stia nell'essere autentici, nel seguire con rispetto e devozione il filo delle emozioni, portando alla luce una parte di sé stessi e renderla una favola, unica, originale, vivente.

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