martedì 10 febbraio 2009

In memoriam.


E così, il dramma si è inevitabilmente consumato. Nella fredda notte di Udine, alle 19.35, Eluana ha lasciato questa valle di lacrime e sofferenza. Abbandonandoci come meritiamo in mezzo ad un aula del Parlamento dove sono volati gli stracci e le sedie. Un minuto di silenzio e poi una guerra di insulti, provocazioni, botta e risposta da teatrino del melodramma. Eluana se n'è invece andata in silenzio, in punta di piedi, come era giusto che fosse. Ha lasciato la sua prigione ed è volata via. Ma non ha sofferto per la sua condizione penosa e difficile. Ha patito il nostro essere umani, che una volta le apparteneva nel senso più pieno del termine. Gli esseri umani sono capaci di cose meravigliose, ma l'intelligenza e la capacità di riflettere ne fanno anche gli animali più spregevoli e maledetti dell'intero creato. Abbiamo visto politici in forme di sciacalli ed avvoltoi spartirsi una carcassa ormai inerme per un interesse bieco, cieco e in definitiva del tutto personale, che niente ha a che fare con il bene comune. E adesso, tutti torneranno nelle loro case, sulle loro gambe e nessuno interrogherà il proprio animo su quanto successo, non vi saranno esami di coscienza di nessun genere da parte di nessuno. Questo è un paese che vive sulla paura e sulla minaccia. Della delinquenza comune, di quella organizzata. Del potere politico e delle gerarchie ecclesiastiche. Soprattutto delle ultime due. Ho più volte ripetuto di essere credente e lo confermo. E questa volta, pur non condividendo affatto il dettato teologico della Chiesa sulla cosiddetta pratica del "fine vita", non posso scaricare tutta la mia incomprensione sul Clero. Questo scempio sulla vita di una persona è stato compiuto da politici pavidi, che non hanno neanche la vaga idea di quale sia il proprio compito in quel palazzo dove mangiano e vivono a spese nostre. Fra quelli che hanno paura dell'eterna dannazione e quelli che fatta la legge troveranno l'inganno e qualche eurino sotto al cuscino, noi dobbiamo tutti i fiumi di inutili parole a questa classe di esseri abbietti che si dovrebbero dividere fra campi e prigioni, con tutto il rispetto per agricoltori e carcerati. Prima o poi sconteranno e verrà resa loro anche questa. Forse non hanno mai letto la parabola dei talenti. Ignoranti e malvagi.

Un giorno tutti sapremo la verità, ha scritto un mio amico. Ciao, Eluana.

domenica 8 febbraio 2009

Il dramma di Eluana.

In queste settimane di convulso riassestamento del mondo, la notizia che prende il maggior spazio è quella di una ragazza in stato di coma vegetativo permanente che non riesce a trovare ancora pace, nonostante pare fosse questo il suo ipotetico volere qualora si fosse trovata in una situazione simile.
È dura dover pensare di poter cadere in quella veglia eterna e dover provvedere anche ad un lascito scritto sulle volontà, quando sei giovane e non te ne importa niente del mondo. Sono queste le cose serie, quelle che ti straziano davvero, quelle nelle quali la soluzione non è una parola, un diverbio, un abbraccio, un tradimento spiattellato. Dove chi soffre davvero non ha la possibilità di mostrarlo, se non con il martirio di un corpo distrutto dalla malattia, dove chi deve davvero decidere non riesce a sbloccarsi, perché forte nell’essere umano è quel filo che lo lega alle persone che ama. Pensare di soffiare via una vita che non è più una vita, perché non è spesa in niente e pensare al contempo che quell’anima c’è resiste, urla un silenzio agghiacciante, profondo come la voglia di rimanere attaccati alla madre terra ancora per un secondo. E poi, esisteranno i ricordi, i rimpianti, i rimorsi, le speranze? Che cosa nasconde in fondo quello stato di estrema prostrazione, cosa cela ai nostri occhi di persone fintamente sane e coscienti? Non è forse lei più cosciente di tutti noi? E ancora: saprà in cuor suo che cosa significa vivere così, quindi non vivere? La medicina purtroppo è in imbarazzo tanto quanto la religione in queste cose e pensare di decidere per qualcuno che non può neanche discuterne è un’atroce dilemma che non può fare che straziare la coscienza di un padre, di una madre, di un adulto qualsiasi che apra un giornale e legga una notizia simile. Perché lo sprofondo del dramma della non morte diviene angosciante paradosso e labirinto senza uscita, perché qualsiasi uscita è una liberazione ed una condanna insieme, un rimorso eterno e la sollevazione dell’animo rispetto al compito ingrato di decidere di una vita che non è la tua. Per quanto ogni soluzione sembri quella corretta, nasconde quantomeno il dubbio che ci fosse una strada alternativa, la speranza, che mai è falsa per la sua stessa natura di sguardo al futuro di tutti noi, che qualcosa cambi in meglio, che ci sia quell’intervento, divino tramite le preghiere o umano attraverso il progresso medico che ci tolga dall’imbarazzo di dover prendere una decisione cosciente sul destino di un nostro simile. Per chi si trova al di fuori di questo impasse l’unica soluzione sembra essere il silenzio, non già quello che si trasforma in assenso incondizionato rispetto a prese di posizione confuse, irrazionali, violente, ma il silenzio rispettoso di chi, anche se non credente, cerca di essere il più vicino possibile ad un’ anima certamente sofferente, ma forse non ancora sconfitta dalla morte, non quella del corpo, bensì quella che sopraggiunge con la semplificazione grossolana di coloro i quali non comprendono il dolore infinito di una creatura sospesa per sempre.

mercoledì 4 febbraio 2009

Per un amico.


Ieri pomeriggio, tornando a casa in macchina, ho visto spuntare l'arcobaleno dietro casa mia. Si dice che quando si vede un arcobaleno ci sarà un cambiamento positivo nella vita, nell'immediato. E' proprio vero.

Questo post è dedicato ad un grande amico, conosciuto nella caotica e confusa Milano, che io adoro e lui un po' meno. Un amico che, con tanta semplicità, mi è stato accanto per una sera e mi ha aiutato a leggere quel che avevo dentro, facendomi capire che a volte si paga lo scotto di essere sinceri e di capire le persone che non riescono a capirsi, che non vogliono ascoltarsi. Che muoiono dentro. E' quasi un miracolo, quello che ha fatto. Ed io per sempre lo ringrazierò, in tutte le maniere di cui sono a conoscenza. Perchè, se è vero che tutto corre in questa vita frenetica, se è vero che le persone passano e a volte ti passano ad enorme distanza, c'è sempre qualche stella a cui ti puoi rivolgere per chiedere un aiuto ed un consiglio, per sentirti meno male in un giorno in cui molte cose non vanno dentro di te. Per il resto il tempo e l'affetto delle persone faranno il resto. Nella remota speranza che chiunque passi nella nostra vita sia capace di guardarsi allo specchio e di vivere serenamente la propria esistenza.