venerdì 24 aprile 2009

Comunicazione di servizio.


Una nota di servizio, anche se non è mio costume farne. Chi frequenta questo blog, sa che è più che libero di fare o dire ciò che crede, di arrabbiarsi, compiacersi, indignarsi, protestare. Sempre e comunque nel rispetto della collettività. Questo blog l'ho creato perchè chiunque vi passasse sapesse chi sono. Non mi nascondo dietro i fuscelli, perchè so di avere la coscienza pulita di non aver nessun segreto, nessuno. Io non nego, nè ometto parti di me che esistono. I lati oscuri di me sono il risvolto di quelli chiari ed è come se uno maneggiasse una moneta. Per quanto veda una sola faccia sa sempre che ne esiste un'altra e può girarla quando vuole. Per me fare mistero di questo equivale a fuggire, è un atto di viltà che non tollero negli altri, men che meno in me. Chi entra in questo blog deve avere la coscienza di stare andando a conoscere molto di me e deve averne rispetto. Il che significa non banalizzare ciò che, con sforzo, io cerco di esprimere. Ma se uno sa di essere una persona onesta in tutti gli aspetti della propria vita, troverà agio e magari conforto nel confrontare con me e con altri le proprie idee. Alle persone immorali, cioè quelle profondamente disoneste, bugiarde, che mentono sapendo di mentire su sè stesse e agli altri, è fatto espresso divieto di leggermi. Abbiano la bontà di evitarlo.

mercoledì 22 aprile 2009

Il coraggio del pianto.


Guardando la famosa "Weeping woman", la donna piangente di Pablo Picasso si rimane esterrefati di fronte all'inimmaginabile potenza di quel pianto disperato di questa persona, smarrita a causa del dolore delle ferite che il suo corpo ha riportato. Dora Maar, modella per questo quadro, è sopravvissuta alla prigionia ed alle torture avvenute durante la guerra civile spagnola, che ispirò a Picasso la costruzione del suo celebre mastodontico "Guernica". Troppe sono state già le parole utilizzate per descrivere l'inferno della morte nell'enorme tela del pittore spagnolo. Mi vorrei un attimo soffermare sul valore emotivo e sostanziale del viso piangente di Dora.

Innanzitutto si nota una enorme differenza rispetto al dipinto precedente: il colore. Mentre Guernica è costruito interamente a partire dalle variazioni tonali del bianco e del nero, scalate perfettamente fra vuoti e pieni, a seconda di quella che possa essere l'intensità dell'unità interpellata sulla tela, il volto e la cornice della donna piangente è una vera e propria esplosione di colori. Mentre la parte sinistra del volto, con l'intera parete è illuminata dal colore giallo intenso, come se il volto fosse pervaso da una sorgente di luce proveniente dall'esterno del quadro, ecco che la parte centrale si rabbuia, diviene violacea, facendo piombare l'intensità della scena nell'oscura base del busto della donna. Come in un ideale percorso narrativo, le lacrime stingono potentemente l'essenza di un'anima martoriata, come le plumbee nuvole durante un temporale, e scorrono sul volto, decolorandone i tratti e facendo rabbuiare tutto quanto si trovi al di sotto della linea degli occhi. Ma questa donna, pur nel suo immenso dramma, trova la forza di raccontare, di piangere, morde il fazzoletto come si morde lo scampolo di vita a cui ci si aggrappa. Piangendo esce da quel grigiore tipico della guerra civile e della sua narrazione in Guernica, esce alla luce, rialza la testa ed incrocia il primo raggio di sole nella sua esistenza.

Questa luce divina la costringe a dimenticare, ma la aiuta anche a guardare in faccia il nemico, la morte, a donare nuovamente essenza e colore al nefasto destino della propria gente. Un capolavoro dal genio di Picasso, che tenta di raccontare a tinte forti non solo il dramma dei conflitti, di tutti i conflitti, ma cerca di spargere un velo di speranza, folle, decisa piena, nei toni del rosso, del giallo e del verde, non già più quello del fango entro cui si pescano decine di cadaveri, ma il verde pieno della speranza, quella della rinascita di un popolo. Un'opera pienamente cubista, perchè effettivamente dinamica, in trasformazione nello stesso momento in cui viene fissata dal pennello, la continua ricerca del tempo eterno nell'ipostasi dell'immagine. Un paradosso che diventa realtà.

martedì 21 aprile 2009

Il potere dell'amore.


In questo post non sarò assolutamente originale, perchè non mi va, perchè sento l'esigenza di fare altro. Mentre ripensavo alle mie affermazioni sulla poesia fatte nel precedente intervento, mi son detto che avrei dovuto spiegare questa assistenza da che cosa provenisse effettivamente. Ho citato due fonti: musica e lirica. Quando esse si fondono, avviene la perfezione. Per questo, in questa grigia giornata di Aprile, nella quale il mio umore va ad onde discontinue, ho pensato a quale fosse la più bella poesia d'amore che i poeti moderni, cioè gli autori musicali, avessero potuto scrivere. Ne riporterò i versi in italiano, rispettando il più possibile il senso delle parole. Per chi non capisse poi al volo di quale canzone sto parlando, lascio anche un link alla fine del post. Buona lettura e buon ascolto.



Ti proteggerò dagli artigli incappucciati
Terrò lontani i vampiri dalla tua porta
Sentirsi come il fuoco
Ti amo così tanto

I sogni sono come angeli
Tengono a bada la cattiveria
L'amore è la luce
Caccia via l'oscurità

Ti amo così tanto
Purifica l'anima
Fa che l'amore sia il tuo obbiettivo

Il potere dell'amore
Una forza dall'alto
Che purifica la mia anima
Fiamma sul desiderio bruciante
L'amore con lingue di fuoco
Purifica l'anima
Fa dell'amore il tuo obbiettivo

Ti proteggerò dagli artigli incappucciati
Terrò lontani i vampiri dalla tua porta
Nelle avversità ti sarò vicino
Con il mio immortale amore per te
Che sfida la morte
L'invidia ferirà sè stessa
Lasciati diventare bella
Amore pieno di energia, fiori
E perle e belle ragazze
L'amore è come un'energia
Che cresce e cresce dentro di me
Questa volta noi saremo sublimi
Amanti intrecciati, divini
L'amore è un pericolo, un piacere
L'amore è puro, l'unico tesoro.

http://www.youtube.com/watch?v=LdnAbtIF3YM&feature=PlayList&p=E838CEFE55F60A3A&playnext=1&playnext_from=PL&index=11

domenica 19 aprile 2009

La solitudine delle ciliegie.


"Così siamo cresciuti tu ed io,
simili a due ciliegie,
nate in coppia,
che sembrano divise
ma nella divisione sono unite"
Shakespeare, “A Midnight Summer’s Dream”


Amo la solitudine. L'ho sempre apprezzata, anche perchè, forse, essa mi ha insegnato a contare solo sulle mie forze. Non sono mai stato un bambino isolato, mai un adolescente emarginato, mai un uomo escluso dalle persone che mi circondano. Ma ho sempre sofferto di una particolare forma di fraintendimento nei rapporti con gli altri. Forse perchè la mia mente va più veloce della mia lingua e delle mie mani, forse perchè effettivamente vedo cose che alcuni non riescono a scorgere intorno a loro. La mia è più una solitudine ideale, aulica, ma ugualmente concreta e pressante. Sapere di non essere capito in pieno, neanche da chi dice di amarti, è come avere coscienza che non sarai mai completamente parte di questo mondo che tutti ci accorpa come un'unica materia grigia.
La musica e la poesia mi sono sempre venute incontro, perchè spesso esse sono il frutto fantastico di menti altrettanto enigmatiche. Le definisco così senza nessuna pretesa di autoglorificazione, perchè se una persona è un punto interrogativo, rimane tale e di sicuro non si potrà derubricare questa attitudine come una qualità caratteriale.

Oggi pensavo a tanti miei amici che testardamente profondono energie in relazioni improbabili con persone dalla moralità alquanto discutibile. Badate bene, con moralità non intendo dare nessun giudizio etico, non me lo posso permettere. Morale è il costume dell'anima, riguarda l'educazione, la compostezza, la cortesia e l'umiltà di una persona. In tal senso ci sono tante persone immorali al mondo, tante entrano a far parte della vita delle persone che amo ed io mi chiedo il perchè. Una risposta che mi son dato è che abbiamo perso la capacità di sognare. Se, come diceva Shakespeare, siamo fatti della medesima sostanza dei sogni, allora accontentarsi vuol dire essere morti come fanciulli. Insisto: qui non si tratta di amore, che è proverbialmente cieco, ma ha altre ragioni. Qui si parla di paura. L'eterna paura di rimanere soli. Che ci fa legare mani e piedi alla vita di qualcuno che non comprendiamo mai a fondo, che evitiamo col pensiero ma a cui siamo legati col corpo, con le parole, con l'abitudine. Bisogna educarsi ad essere soli. A rimanere in un angolo del mondo con la testa bassa, in silenzio. So che può sembrare un pensiero orribile, che può sembrare una depressa idea della vita. Non lo è: vivere e respirare a pieno la propria solitudine, in maniera del tutto volontaria, aiuta a capire che non dobbiamo mai accontentarci, che per noi dobbiamo pretendere il meglio sotto ogni aspetto, che a questo meglio non c'è mai fine. La realtà non è complessa così come sembra. Quando dico che adoro questa mia condizione di solitudine emotiva io so di dire il vero. E qua la poesia mi giunge in aiuto. Ho volutamente citato Shakespeare e le sue ciliegie, perchè proprio come loro noi veniamo al mondo reciprocamente voltati di spalle. Sperimentiamo la sacra solitudine, nella profonda consapevolezza che voltandoci vi sia un nostro simile che non solo vive la stessa condizione, ma con il quale, guardando in alto, capiamo di essere tutti sotto le stesso cielo. Di più: legati da un vincolo che non avevamo scorto, ma che è indissolubile, dalla nascita, all'incontro, alla morte.

sabato 18 aprile 2009

Le infinite dimensioni dell'anima.


Che valore ha l'invisibilità?L'essere invisibili, meglio, imperscrutabili, si è costituito già da tempo come valore aggiunto di una personalità complessa. Chi non dice tutto di sè, chi lascia agli altri la facoltà di fantasticare sulle essenze racchiuse nell'involucro di un'anima è considerato come un essere dotato di una intelligenza superiore, quasi che il mistero entro cui ci si avvvolge talvolta sia una sorta di quadrifoglio che avvolge il cuore di ciascuno di noi. Spesso mi trovo a riflettere sulle esistenze dei miei simili, ancor più spesso su quelle di coloro che conosco solo perchè, come le stelle, ci siamo scontrati nell'universo vuoto e abbiamo creato quel meraviglioso pulviscolo splendente. Viviamo per ciascuna anima chiusi dentro ad enormi specchi, in atmosfere comunicanti, scherziamo, spesso ci innamoriamo o ci odiamo, ma riguardo a ciò che siamo veramente non una parola. Io sono una persona esplicita, fin troppo. Sono affascinato dal mistero quando non sia fine a sè stesso, quando si fondi sulla percezione che il tocco dell'anima divenga tocco del corpo, quando posso almeno sperare che il movimento che compie la mia anima sia corrisposto da un'anima di pari curiosità. Poi capita che questo pianeta virtuale incontri la realtà di prepotenza, la conosca, vi si affezioni e non la lasci più andare.

C'è un sorriso, profondo dentro l'anima, che viene generato dall'eterno sospetto di essere di fronte a chi la tua anima ha sentito bisbigliare dalle porte dell'inconscio. Quando lavori, cammini per strada, mangi, ti ritrovi a sorridere pensando che fra quella folla di illustri sconosciuti, ci siano due occhi che ti guardano con tenerezza perchè sanno chi sei, sanno che ti hanno già visto, fuori dai loro specchi. Ma loro ed io con loro rimmarremo in silenzio, perchè forse è giusto che debba andare così, perchè forse è giusto che quella dose di umanità che la carne non ti può dare, te la diano due occhi, un naso ed una bocca che non hai mai conosciuto, che solo immagini seduta ad un pc, o al tavolo di un bar, che aspetta un fidanzato od uno sposo, avendo nella testa il sorriso di stelle che tu sei riuscito a regalare in tre parole.

Questo post lo dedico a due persone, due essenze, due esplicitazioni della foga umana di provare la vita.
Alla infinita dolcezza di Nora, due sole parole dette che si impongono come titani.
Alla squisita bontà di Alice, che con lealtà e discrezione ha portato il suo mondo nel mio.

martedì 14 aprile 2009

Il lato oscuro.


Nell'estate del 2008 i fratelli Nolan consegnano alle sale cinematografiche sesto capitolo di una delle più famose saghe fumettistiche della storia mondiale, cioè Batman. Christopher Nolan aveva già filmato il capitolo precedente, Batman Begins. Entrambi i film hanno un taglio molto diverso dai precedenti adattamenti. Risultano meno ironici, meno fantascientifici. Sono storie di vita vera di un eroe nient'affatto dotato di superpoteri, il quale unico vantaggio è costituito da una ricchezza economica che gli consente di realizzare il progetto di diventare un guardiano della giustizia. E' in particolare l'ultima pellicola, The Dark Knight, che racchiude in sè il senso di questa ricerca interiore dell'antieroe tormentato, dell'uomo pubblico che ha un lato privato tutt'altro che scontato.

Bruce Wayne è un multimilionario che di giorno si mantiene legato ad una serie molto vasta di leggi alle quali non si può sottrarre, dato il prestigio sociale che la sua posizione gli fa ottenere. Di notte egli modifica il suo status, entrando in una oscurità nella quale l'unica regola è del tutto particolare e completamente autodeterminata: non uccidere nessun essere umano, ancorchè egli sia il peggior nemico dell'umanità. Neanche quando il Joker, un indimenticabile Heath Ledger, forse addirittura migliore di quello di Jack Nicholson, toglie a Wayne/Batman, l'unica donna per cui egli avrebbe abbandonato il mantello da giustiziere, l'uomo pipistrello mantiene salda la propria regola. Non uccide, non può, poichè varcherebbe il confine, sottile ed allo stesso tempo imponente, che lo divide da ciò che non è già più buio, ma diventa anarchia.

A differenza di quanti molti possano pensare, questo ennesimo capitolo della saga non è la banale rivisitazione o la prolissa estensione del fumetto della DC Comics. Ho avvertito in questo film una profondità diversa, un gusto intenso nel raccontare la condizione del genere umano di fronte al male, quel male che non conosce regole, che non ferma la propria furia di fronte a nessuno statuto, nè preghiera. Nel Cavaliere Oscuro, questo male è rappresentato dal Joker, la figura paradossalmente più cristallina e limpida dell'intera vicenda. Joker è il Caos: come egli stesso dice è equo ed imparziale ed una volta raggiunto un obiettivo non potrebbe sapere come goderne. Alfred, maggiordomo di Bruce Wayne, interpretato da Micheal Caine, a proposito di certi criminali, sostiene che "vogliono solo veder bruciare il mondo". Al Joker non interessano i soldi, i seguaci, il potere del controllo. E' l'anarchia allo stato puro, egli agisce perchè l'indicibile violenza dell'uomo agisca cieca, pescando le proprie vittime come in un mazzo di carte. Tutti di fronte a lui, Batman compreso, si ritrovano davanti allo specchio delle proprie incertezze, delle proprie iniquità e debolezze. Joker non esiste altrimenti, se non in questo modo: non ha impronte digitali, le sue generalità non esistono in nessun archivio, il suo vestito non ha etichette, è un capo unico. Joker è un non-essere. In quanto tale l'unica opposizione possibile alla sua azione è quella di un non-eroe, un antieroe che possegga tutte le sue caratteristiche demoniache, ma riconosca il valore della vita e della capacità di scegliere per il proprio futuro che è propria di ciascuno di noi. Purtroppo l'unica maniera affinchè il Male non l'abbia vinta è accollare sulla propria parte oscura il male del mondo intero, varcare quella soglia di integrità, facendolo però da innocente. Batman copre con il suo mantello gli effetti di quel tarlo anarchico che aveva conquistato la mente dell'incorruttibile procuratore di Gotham, Harvey Dent. La morte di Dent segna il passaggio del Rubicone per il pipistrello, il quale regala alla propria città un eroe vero, che ha ceduto solo di fronte all'estremo sacrificio, condannando sè stesso ad una eterna caccia da parte degli agenti dell'Ordine.

"O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo".

lunedì 6 aprile 2009

L'Italia che crolla.


Ci risiamo. E' successo ancora una volta. L'indebita noncuranza e la dabbenaggine volontaria e criminale dei nostri governanti ha creato l'ennesima, immane tragedia nazionale su cui tutti ora corrono a versare lacrime, affranti, meravigliati, come se avessero visto il sesso degli angeli e ne scoprissero ora la terribile essenza. Il capo della protezione civile, Guido Bertolaso, uomo di estrema correttezza e competenza, dal canto suo esprime un sentimento di rammarico. "Nessuno avrebbe potuto prevederlo". Ed in effetti devastazioni tanto importanti sono fuori dalla nostra immaginazione, proprio perchè noi esseri umani tendiamo a scartare mentalmente le opzioni di morte improvvisa o per causa accidentale. E' l'animalesco istinto di sopravvivenza che ci porta a dire che non ci aspettiamo cose del genere. Ma dire che non si poteva far niente è altra cosa.

L'Italia è una terra interamente emersa a partire da una situazione geomorfologica ad alto rischio. Questo fattore dovrebbe già portare coloro i quali edificano o progettano le nostre abitazioni a mettere un po' di giudizio ed evitare speculazioni che poi si ripercuotono a sul lungo termine addosso alle vite altrui. Ed invece succede che, puntualmente, le case di sabbia o quelle abbastanza resistenti, cioè a norma, ma costruite su terreni ad alto rischio, crollano come i castelli di carte che si fanno da bambini. Vergogna. L'Italia è il paese dell'abuso edilizio, dei piani regolatori scellerati, concordati dai governanti a partire da torbidi patti economici con imprese riceventi l'appalto che godono del favore di qualche potente importante. Il risultato?Novantadue morti in meno di dieci ore di scavi e ancora nessuna idea di quale sia la reale entità di questo nuovo dramma. Come durante il terremoto in Irpinia, come il più recente a San Giuliano di Puglia, l'unica cosa che riesce fare a certe persone è piangere le lacrime dei coccodrilli, dopo essersi accuratamente mangiati la prole. In questo caso loro mangiano ben altro. Un dramma nel dramma: gli sciacalli, cioè coloro che approfittano addirittura per profanare le salme della povera gente appena estratta, proprio come succedeva in Irpinia. Un esempio di quanto siamo un popolo ineducato non solo alla solidarietà, ma al dovere morale e civile, che consente ad istituzioni malate di approfittarsene in ogni sede e tempo della vita della gente, non considerando, o ignorando gli effetti delle proprie azioni sul lungo periodo. E' drammatico, ma l'unico modo di darsi veramente da fare è, per chi lo possa fare, appoggiare silenziosamente e rispettosamente la macchina degli aiuti, i volontari, i giovani militari, pompieri, medici ed infermieri che sono coloro che, non per dovere, ma per spirito di servizio, sono là e si sostengono vicendevolmente con la forza di un sorriso. Possa Dio ricompensarli come meritano. Possa Dio aver pietà delle anime di coloro che domani ricominceranno a litigare su mucchi di macerie e corpi esanimi.
Bentornati in Italia.

+Calabria, 28 Dicembre 1908: 90000 morti.+
+Abruzzo, 13 Gennaio 1915: 30000 morti.+
+Campania, 23 Luglio 1930: 1425 morti.+
+Sicilia, 15 Gennaio 1968: 370 morti.+
+Friuli Venezia Giulia, 6 Maggio 1976: 1000 morti.+
+Campania, 23 Novembre 1980: 3000 morti.+
+Sicilia, 13 Dicembre 1990: 16 morti.+
+Umbria, 26 Settembre 1997: 11 morti.+
+Molise, 31 Ottobre 2002: 27 morti.+
+Abruzzo, 6 Aprile 2009: 295 morti.+