
Nell'estate del 2008 i fratelli Nolan consegnano alle sale cinematografiche sesto capitolo di una delle più famose saghe fumettistiche della storia mondiale, cioè Batman. Christopher Nolan aveva già filmato il capitolo precedente, Batman Begins. Entrambi i film hanno un taglio molto diverso dai precedenti adattamenti. Risultano meno ironici, meno fantascientifici. Sono storie di vita vera di un eroe nient'affatto dotato di superpoteri, il quale unico vantaggio è costituito da una ricchezza economica che gli consente di realizzare il progetto di diventare un guardiano della giustizia. E' in particolare l'ultima pellicola, The Dark Knight, che racchiude in sè il senso di questa ricerca interiore dell'antieroe tormentato, dell'uomo pubblico che ha un lato privato tutt'altro che scontato.
Bruce Wayne è un multimilionario che di giorno si mantiene legato ad una serie molto vasta di leggi alle quali non si può sottrarre, dato il prestigio sociale che la sua posizione gli fa ottenere. Di notte egli modifica il suo status, entrando in una oscurità nella quale l'unica regola è del tutto particolare e completamente autodeterminata: non uccidere nessun essere umano, ancorchè egli sia il peggior nemico dell'umanità. Neanche quando il Joker, un indimenticabile Heath Ledger, forse addirittura migliore di quello di Jack Nicholson, toglie a Wayne/Batman, l'unica donna per cui egli avrebbe abbandonato il mantello da giustiziere, l'uomo pipistrello mantiene salda la propria regola. Non uccide, non può, poichè varcherebbe il confine, sottile ed allo stesso tempo imponente, che lo divide da ciò che non è già più buio, ma diventa anarchia.
A differenza di quanti molti possano pensare, questo ennesimo capitolo della saga non è la banale rivisitazione o la prolissa estensione del fumetto della DC Comics. Ho avvertito in questo film una profondità diversa, un gusto intenso nel raccontare la condizione del genere umano di fronte al male, quel male che non conosce regole, che non ferma la propria furia di fronte a nessuno statuto, nè preghiera. Nel Cavaliere Oscuro, questo male è rappresentato dal Joker, la figura paradossalmente più cristallina e limpida dell'intera vicenda. Joker è il Caos: come egli stesso dice è equo ed imparziale ed una volta raggiunto un obiettivo non potrebbe sapere come goderne. Alfred, maggiordomo di Bruce Wayne, interpretato da Micheal Caine, a proposito di certi criminali, sostiene che "vogliono solo veder bruciare il mondo". Al Joker non interessano i soldi, i seguaci, il potere del controllo. E' l'anarchia allo stato puro, egli agisce perchè l'indicibile violenza dell'uomo agisca cieca, pescando le proprie vittime come in un mazzo di carte. Tutti di fronte a lui, Batman compreso, si ritrovano davanti allo specchio delle proprie incertezze, delle proprie iniquità e debolezze. Joker non esiste altrimenti, se non in questo modo: non ha impronte digitali, le sue generalità non esistono in nessun archivio, il suo vestito non ha etichette, è un capo unico. Joker è un non-essere. In quanto tale l'unica opposizione possibile alla sua azione è quella di un non-eroe, un antieroe che possegga tutte le sue caratteristiche demoniache, ma riconosca il valore della vita e della capacità di scegliere per il proprio futuro che è propria di ciascuno di noi. Purtroppo l'unica maniera affinchè il Male non l'abbia vinta è accollare sulla propria parte oscura il male del mondo intero, varcare quella soglia di integrità, facendolo però da innocente. Batman copre con il suo mantello gli effetti di quel tarlo anarchico che aveva conquistato la mente dell'incorruttibile procuratore di Gotham, Harvey Dent. La morte di Dent segna il passaggio del Rubicone per il pipistrello, il quale regala alla propria città un eroe vero, che ha ceduto solo di fronte all'estremo sacrificio, condannando sè stesso ad una eterna caccia da parte degli agenti dell'Ordine.
"O muori da eroe, o vivi abbastanza a lungo da diventare il cattivo".
Nessun commento:
Posta un commento