mercoledì 22 aprile 2009

Il coraggio del pianto.


Guardando la famosa "Weeping woman", la donna piangente di Pablo Picasso si rimane esterrefati di fronte all'inimmaginabile potenza di quel pianto disperato di questa persona, smarrita a causa del dolore delle ferite che il suo corpo ha riportato. Dora Maar, modella per questo quadro, è sopravvissuta alla prigionia ed alle torture avvenute durante la guerra civile spagnola, che ispirò a Picasso la costruzione del suo celebre mastodontico "Guernica". Troppe sono state già le parole utilizzate per descrivere l'inferno della morte nell'enorme tela del pittore spagnolo. Mi vorrei un attimo soffermare sul valore emotivo e sostanziale del viso piangente di Dora.

Innanzitutto si nota una enorme differenza rispetto al dipinto precedente: il colore. Mentre Guernica è costruito interamente a partire dalle variazioni tonali del bianco e del nero, scalate perfettamente fra vuoti e pieni, a seconda di quella che possa essere l'intensità dell'unità interpellata sulla tela, il volto e la cornice della donna piangente è una vera e propria esplosione di colori. Mentre la parte sinistra del volto, con l'intera parete è illuminata dal colore giallo intenso, come se il volto fosse pervaso da una sorgente di luce proveniente dall'esterno del quadro, ecco che la parte centrale si rabbuia, diviene violacea, facendo piombare l'intensità della scena nell'oscura base del busto della donna. Come in un ideale percorso narrativo, le lacrime stingono potentemente l'essenza di un'anima martoriata, come le plumbee nuvole durante un temporale, e scorrono sul volto, decolorandone i tratti e facendo rabbuiare tutto quanto si trovi al di sotto della linea degli occhi. Ma questa donna, pur nel suo immenso dramma, trova la forza di raccontare, di piangere, morde il fazzoletto come si morde lo scampolo di vita a cui ci si aggrappa. Piangendo esce da quel grigiore tipico della guerra civile e della sua narrazione in Guernica, esce alla luce, rialza la testa ed incrocia il primo raggio di sole nella sua esistenza.

Questa luce divina la costringe a dimenticare, ma la aiuta anche a guardare in faccia il nemico, la morte, a donare nuovamente essenza e colore al nefasto destino della propria gente. Un capolavoro dal genio di Picasso, che tenta di raccontare a tinte forti non solo il dramma dei conflitti, di tutti i conflitti, ma cerca di spargere un velo di speranza, folle, decisa piena, nei toni del rosso, del giallo e del verde, non già più quello del fango entro cui si pescano decine di cadaveri, ma il verde pieno della speranza, quella della rinascita di un popolo. Un'opera pienamente cubista, perchè effettivamente dinamica, in trasformazione nello stesso momento in cui viene fissata dal pennello, la continua ricerca del tempo eterno nell'ipostasi dell'immagine. Un paradosso che diventa realtà.

1 commento:

Anonimo ha detto...

I colori rispecchiano la stato dell' anima.. le ferite esterne si rimargino, quelle interne inferte con colpi mortali restano per sempre, anche nascoste ma fanno aprte di noi.... Il quadro esprime nella monocromia dei colori un senso di liberta dell' Anima... la luce ch arriva sul viso della donna e' la speranza che non muore mai, la voglia di continuare a credee e viere... ti abbraccio a presto Micaela...