giovedì 17 dicembre 2009

Giorno 16: Rinascita


Alla fine il freddo gelido e quel poco di neve che è caduta su di me ieri notte, mentre camminavo per strada, ha fregato anche me. Ero già messo un po' male ieri pomeriggio, un bell'acciacco, dopo mesi di totale e piena buona salute, ci voleva proprio. Mai dare l'impressione di stare troppo bene, poi la gente si insospettisce e pensa che, se le cose vanno così a meraviglia, ci sia un oscuro patto con altrettanto oscure forze dell'Universo. Per farla breve, come le ore dormite in totale in due giorni, stanotte l'ho passata con un vago senso di nausea, la tosse e una serie catastrofica di incubi. E Maria Callas che cantava Eskimo di Damien Rice nelle mie orecchie, così forte che non consentiva di concentrarmi per sconfiggere l'incredibile e catastrofico scenario notturno. Inoltre, fuori, la neve, morbida e leggera, si posava silenziosa sulle cose e sugli alberi. Poetico, se fossi stato in uno chalet, di fronte ad un camino acceso a guardare fuori, magari in compagnia. Niente. A proposito di Damien Rice, quando in Amie dice "Ho visto un'astronave volare fuori dalla tua finestra, l'hai vista sparire?", beh, è successo qualche giorno fa, non ti dico dove, ma basta cercare su Google "misteriose apparizioni nel mare del Nord", che la soluzione è a portata di mano. Come dire, le canzoni sono la cosa più sfruttabile di questo mondo per giustificare i propri stati d'animo e presunte veggenze circa cose che dovrebbero essere colte come segnali o come una specie di "Visto? Te l'avevo detto!" in pieno stile Cassandra. Cosa ha a che vedere questo con il mio isolamento sulla fredda Luna e questo accidenti di raffreddore, che somiglia più ad una polmonite da soldato napoleonico dopo la campagna di Russia? Niente. Volevo semplicemente ricordare a me stesso che, nonostante gli abbandoni, nonostante le bugie e le incomprensioni, nonostante gli incubi, la nausea, il dolore alle ossa, la disoccupazione perenne, l'essere senza soldi, ma pieno di grandi e luminose idee, beh...io sto tornando alla vita. Così, semplicemente, non come una pianta che è seccata durante l'inverno, ma come una maegherita che qualcuno ha calpestato. Finalmente l'avventore scostumato ha tolto il piedone fangoso dai petali ed io sto riprendendo lentamente il mio volume e la mia consistenza nello spazio. Sai cosa ci frega? Che sotto quella dolorosa suola noi ci stavamo tutto sommato bene, perchè a volte il dolore lo usiamo come una sorta di protezione, di scudo dal mondo. Quello che ci sopraffà ha il diritto di essere, per il semplice fatto che non riusciamo a gestirlo, quindi meglio fare buon viso a cattivo gioco. Ora che il piede non c'è più sento un gran freddo, è vero. Ed il vento sta bruciando alcune foglie. Pazienza, questa è la vita, quella vera, quella bellissima a cui stavo rinunciando. Lei sa cosa bruciare e cosa mantenere in vita, non glielo devo dire io e non ha bisogno di indicazioni dall'esterno. Con calma e pazienza. Attendendo che torni la primavera.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Che bel pezzo. A fine anno uno sente che qualcosa sta per finire ma sa anche che a gennaio ci sarà un nuovo inizio, lento, magari rimarrà ancora bloccato sotto la neve ma poi l'inizio, la rinascita ci sarà :) Paola