domenica 13 dicembre 2009

Giorno 12: Normalità

Io ho una sana e consapevole paura della normalità. Questo termine mi fa una paura bestiale, perchè lo considero un sinonimo di "accontentarsi", di rimanere fermi dove si è senza provare a migliorarsi e migliorare la propria esistenza e le proprie abilità. Rimanere anche fisicamente fermi dove si è, ad aspettare che qualcosa ci piova addosso o che qualcuno concorra a correggere la nostra rotta. Poi qualcuno mi ha detto che in fondo essere normali non è poi così male: un lavoro tradizionale, poi una casa (magari prima in affitto e poi di proprietà), una ragazza del luogo con cui fidanzarsi e poi magari pensare a metter su famiglia, tutto laddove si è e dove, per qualche oscuro motivo, si deve rimanere. Senza che si aspiri a nient'altro, semplicemente attendendo che tutto si compia in maniera banale, preordinata, insomma, normale. Questa cosa mi terrorizza. Io non ho mai seguito le regole, non ho mai cercato cose facili, mi sono sempre buttato a capofitto in cose molto più grandi e difficili di me, senza ritegno, senza seguire consigli, senza che niente di quello che mi fosse detto avesse un valore e quindi fosse da ascoltare in qualche modo. Ho sempre fatto di testa mia, per me ho scelto la strada più complessa, quella che più si allontanasse dall'ordinario. Adesso mi chiedo: ho sbagliato? O meglio: ho affidato la mia esistenza nelle mani dei falsi Idoli, attendendo che uno di questi mi elevasse al rango di Maestro Superiore? Insomma, sono stato egoista e presuntuoso? Sai cosa c'è? La risposta è sì e non ho paura ad affermarlo, perchè se il prezzo da pagare per una vita vissuta fino in fondo è quello di passare per uno sconsiderato sognatore, io voglio pagarlo volentieri. Non sono un matto, o forse sì, ma non voglio trovarmi ad ottant'anni, se ci arriverò, seduto su di una panchina a pensare di non aver fatto niente per inseguire me stesso e i miei desideri. Ho avuto una grande fortuna, la mia famiglia. Anche se siamo un nucleo perfettamente tradizionale, io credo che quello che sono e che penso ed il modo in cui desidero qualcosa di meglio per me sia il frutto dell'educazione che ho ricevuto. Sono stato educato a sperare che dietro l'angolo ci sia sempre un momento migliore del precedente, sono stato educato a lavorare sodo per ottenere i miei spazi ed i miei diritti. Nessuno mi ha impedito di fare effettivamente quello che volevo della mia esistenza e per questo sono grato. Ecco perchè la normalità è un concetto che non mi si addice, perchè io non sono normale, nel senso che non mi adeguo alle regole. Anche se non si direbbe, credo di essere molto più libero di tanta altra gente che per sentirsi così deve insultare il mondo che lo circonda o tradire le proprie radici. Io non ho questa necessità e non ho la necessità di cercare e trovare rifugi virtuali o tane di sollievo nelle braccia di chi non esiste. La mia normalità è la carne che indosso e le ossa che mi tengono in piedi. Non necessito di nessun altro strumento nè di nessun'altra indicazione. Grazie a Dio sono ciò che sono e ne vado fiero, anche se per qualcuno è incomprensibile ciò a cui aspiro.

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