Da quando sono su questa Luna, qua da solo e guardo da lontano la Terra, avvolta nel suo manto azzurro, ho riflettuto tante volte sul significato della comprensione. Quante volte ci siamo chiesti: "Cerca di capire", oppure: "Perchè non mi capisci?", senza trovare una risposta, anzi, continuando ad insultarci, a vomitarci addosso l'uno con l'altra inutili ed incomprensibili alfabeti, differenti fra di loro. Non ci siamo compresi, ma questo non vuol dire soltanto che io non abbia capito quello che mi dicevi o tu non mi abbia ascoltato. Significa anche che, a causa della nostra meschinità, ci siamo sapientemente evitati, elusi, fraintesi. Il tutto con estrema razionalità, perchè proprio non ci andava di stare ad ascoltare. Comprendere: prendere insieme. Il significato di una parola può essere tanto vicino al significato di impegno? Che cosa dovremmo prendere insieme, cioè capire, come una squadra affiatata? Comprendere è l'anima del percorrere una strada, ovviamente insieme. Sì, perchè prendiamo insieme un cammino, mano nella mano, ci muoviamo lungo direttrici che si incrociano ogni secondo, lasciandoci il piacere di guardarci negli occhi ogni tanto, di fondere i nostri corpi e di continuare a camminare, capire e capire. Poi, all'improvviso, lungo questa strada in mezzo ai deserti degli altri, una grande nuvola di polvere ci investe, le nostre mani scivolano, mollano la presa. I nostri percorsi diventano dapprima paralleli, poi cominciano a divergere, finchè ci perdiamo fra i sassi e la sabbia, senza vedere più le tracce del cammino che abbiamo farlo. E comincia la danza dei nomi, urlati, ma l'eco non rimbalza, non si sentono voci, nessuno accorre, nessuno sente. E ti cominci a chiedere, perchè? Perchè è successo tutto questo? E' forse colpa della tempesta, che ci ha divisi? La tempesta è come la vita, arriva, spazza e ti lascia a guardare. Ma quello che realmente ci ha divisi è il fatto di aver incolpato l'altro della nuvola di polvere, senza capire, comprendere, che l'unico rifugio contro il vortice eravamo proprio noi, le nostre mani legate, il nostro respiro all'unisiono, il nostro camminare incrociandoci. Abbiamo smesso di ascoltarci, abbiamo ascoltato il vento. Il vento sono gli altri, le vite che si mettono in mezzo, come i granelli di polvere, che otturano le orecchie, filtrano le informazioni, non ci permettono di ascoltare e di capire. Ed ora che ci cerchiamo in questo mare bianco, in questa distesa infinita, non vediamo altro che desolazione, paura, non sentiamo che silenzio. Comprendere significa accettare una diversità, come un aiuto e non come un ostacolo, ma noi ce lo siamo dimenticati, seguendo le sirene delle nostre paure, delle cose facili. Quelle che si comprendono meglio, perchè non necessitano di un lavoro di accettazione. Non devi accettare niente, se non devi costruire niente. Devi solo prendere prendere e prendere. Nessun compromesso, nessuna difficoltà. Ma ora che ti guardo da quassù e vedo ogni tuo singolo passo, vorrei riuscire a prenderti e comprenderti. Ancora una volta, solo una. Ma non posso. E così comincio a comprendere me stesso, quello che sono e dove ti ho lasciata. E all'improvviso rivedo le nostre impronte incrociate. Sono là, dove le avevamo lasciate. Torna con me nel deserto, la tempesta non mi spaventa più.
http://www.youtube.com/watch?v=EdBym7kv2IM Buon ascolto.
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