venerdì 11 dicembre 2009

Giorno 10: Libertà


Prima di salire sulla mia Luna per starmene un po' da solo, pensavo che la libertà, il bene inalienabile per eccellenza, sancito e garantito da tutte le Costituzioni dei paesi democratici, fosse un oggetto del quale si può disporre e godere indiscriminatamente, a prescindere dalla situazione nella quale si applica. Una specie di liberazione totale dai tabù e dalle inibizioni, uno svincolarsi da catene che gli altri ci hanno imposto, come il lavoro, la religione, a volte anche il sesso e l'amore. Pensavo che farsi vedere liberi di decidere in ogni momento fosse il lasciapassare per una società che in genere ti apprezza per i tuoi gesti di eroica ribellione al conformismo ingessante. E qua mi sono fermato, perchè pesante mi è caduto il famoso asino addosso. La mia, quella che tentavo disperatamente di trovare e sperimentare, non era la tanto agognata libertà, ma un impulso alla ribellione, puro e semplice. Allora ho cominciato a chiedermi da che cosa io mi stessi ribellando, da che cosa volessi fuggire e perchè avessi in me tutto questo desiderio di spaccare immaginarie catene che mi tenevano legato. Fortunatamente, mentre pensavo a queste cose è intervenuto l'esilio sulla Luna, lontano dal mio Pianeta Azzurro e da te. Mi sono trovato a gustare la pace del silenzio, lontano dal brusio convulso delle voci, che ti distraggono e così. seduto sulla polverosa terra del mio personale satellite, al quale peraltro sto cominciando ad affezionarmi, ho goduto per la prima volta della mia libertà. Essere liberi significa in ogni momento poter decidere di non mostrarsi forti, di cedere ogni tanto alla pratica di rendere visibile la propria fragilità. Essere liberi vuol dire ribellarsi al concetto di ribellione, perchè se hai catene dalle quali tenti di scappare, spesso tu stesso le hai volute e sono solo causa delle tue azioni. Certo, è umano crearsi dei vincoli, ma quando si capisce che l'unica vera ribellione si attua verso sè stessi, quando non ci si accetta, immediatamente si diviene liberi. Ci si guarda allo specchio, piagati, sanguinati, lividi, ma si riesce ugualmente a sorridere. Perchè il mondo che ci ospita per un breve tempo ha bisogno del nostro sangue, della nostra umiltà, del riconoscimento della nostra incredibile fragilità. Tutte cose che ci rendono splendidamente unici di fronte agli altri. Ma, ancora una volta, essere unici, vuol dire essere liberi, fuori dalle catene di montaggio e dalle produzioni in serie che spesso vediamo, soprattutto fra i più giovani. Non è un ribellarsi, un urlare forsennato, che ci rende così, ma la fierezza per la nostra umiltà. Il sorriso ad occhi bassi, pensando che, grazie al Cielo, siamo qua. Nonostante tutto e tutti, siamo fra quelli che ci sono riusciti, che sono andati oltre, che sono davvero liberi di decidere cosa è giusto per la propria vita. E questa Luna, stamattina rischiarata da un raggio di Sole, mi sta insegnando una delle più belle lezioni mai apprese. La libertà non è lontananza dal mondo o solitudine, anche se fisicamente a volte si è distanti da tutto e tutti: la libertà è lo sguardo compassionevole ed incoraggiante verso le persone che ci sono intorno e che sentono maggiormente il peso di una vita che non sanno accettare. Il nostro essere il loro sostegno è il più grande esempio di libertà.

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