lunedì 21 dicembre 2009

Giorno 20: Viaggio


Due giorni e partirò, destinazione Terra. Il viaggio è stato lungo, due intere settimane lontano da te, da tutti e da casa mia. Ma il viaggio più lungo, quello che non è ancora finito, sta tutto nella mia mente. Mi ha trasformato in qualcosa di leggermente diverso da quel che sono stato durante l'ultimo anno. Ieri, poco prima di addormentarmi sotto la costellazione del Sagittario, che splendeva, ho pensato che sono successe davvero tante cose e molte di queste le ho affrontate nella maniera sbagliata, lasciando che si accumulassero e diventassero un bolo difficile da smaltire. Non ci sono stati picchi di intensa gioia, lunghi momenti di calma e serenità, questi sì, eccome. Ma anche e soprattutto momenti difficili, pieni di domande e senza risposte, momenti nei quali mi sarei dovuto fermare e riflettere, respirare. E invece ho proseguito diritto come un treno. Penso a tutte le persone che ho ferito e alle quali ho lasciato l'amaro in bocca. Penso a tutte le volte nelle quali avrei potuto fare sforzi maggiori e quelle nelle quali mi sarei dovuto attestare qualche metro prima della meta, per mostrare rispetto verso coloro i quali magari intendevo aiutare, ma che in realtà ho travolto con presunzione e zelo eccessivo. E poi ci sei tu. Non ti ho capita, non ti capisco ancora adesso, ma ti voglio un gran bene. Perchè comunque sei stata importante, lontana ed impalpabile, ma presente. Non ti ho creduta, ancora adesso non riesco a darti fiducia, ma provo affetto per te. Forse lo provo per l'immagine che ho dipinto dentro di me. Ma non è il caso adesso di pensare a tutto questo. In futuro le cose cambieranno ed allora vedremo la luce. Dunque, viaggi iniziati e lasciati a metà, o intrapresi stando fermi, o fatti muovendosi con il solo corpo. Ciò che rimane essenziale è il fatto di muoversi, di lasciarsi molto spazio di manovra, di darsi la facoltà di allargare le braccia e misurare l'aria che abbiamo intorno. Poi prendere un volo, partire ed andare lontano, varcare miriadi di confini ed uscire dal proprio orto. Affrontare culture diverse, mondi e lingue sconosciuti, mangiare, bere e vivere la vita in mille altre maniere, senza la classica paura del turista, quella di apparire goffo ed impacciato e suscitare l'ilarità degli indigeni. Quello accadrà sempre, almeno le prime volte. Andarsene e tornare sempre meno spesso, per capire il valore della nostra elasticità, della capacità di smontare e ricostruire l'esistenza, sempre tenendo fede a ciò che si è nel profondo, senza dover stravolgere la centralità di un Io che chiede a gran voce il confronto continuo, la novità, l'inaspettato e lo sconosciuto. Ma che sia un viaggio reale, vissuto in ogni istante come il sapore di un cibo che portiamo alla bocca e che ci ricorda profumi e colori delle nostre radici. Semplicemente, senza paura, senza pregiudizio. Sto arrivando, Natale è vicino.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Se il viaggio è - nella sua definizione più generica - l'atto di spostarsi da un luogo all'altro compiendo un certo percorso, ovvero l'atto di spostarsi da un punto A a un punto B, bastano pochi passi o anche un solo passo per compiere un viaggio e in quei pochi passi o in quell'unico passo puoi scoprire tante cose di te ma nessuno ci fa caso a queste cose. Come hai eseguito quel passo? Sorridevi? Le spalle le tenevi curve? E il tuo respiro? Le braccia erano sciolte? In ogni nostro passo c'è tanto di noi che se ci soffermassimo ad ascoltarci ogni tanto, impareremo a conoscerci meglio.

:)
Paola
PS Torna presto!