martedì 13 gennaio 2009

La linea d'ombra.


Mark Rothko è un pittore contemporaneo molto particolare. Essenzialmente è conosciuto per una serie di tele, chiamate "Untitled", le quali non presentano ad un primo sguardo nessun formante figurativo, ovvero nessuna figura del mondo riconoscibile o nominabile. Ogni tela inclusa in quella serie è costituita da una stesura più o meno omogenea di colori, che apparentemente riduce l'essenza dei dipinti a quell'atto pittorico e solo quello. Invece coraggiose analisi semiotiche dei formanti plastici, ovvero delle modalità di interazione delle campiture hanno rilevato in maniera eccellente come anche i giochi così creati possano avere dei significati precisi, non solo ai fini delle disquisizioni di fiore di critici.

Prendendo in esame il cinquantunesimo quadro della serie, possiamo avere un'idea di ciò che il pittore avesse in mente per forze del mondo. Così è il nostro pensiero, così la nostra vita. Una successione di eventi all'interno dei quali non sempre riusciamo a riconoscere e registrare ogni singolo accadimento. Talvolta, delle cose che dobbiamo affrontare ci sfugge il significato particolare, o l'impianto generale. Sentiamo solo vivide in noi le sovrapposizioni di zone di luce e di ombra, le saturazioni di gioia e rabbia, le diradazioni del dolore e della sofferenza, l'oscurità della morte e la luminosità della vita.

La grande lezione di Rothko è forse proprio questa. Non pensare che tutto nella vita abbia un nome, una soluzione una conseguenza, causata da un'azione del tutto evidente. A volte i colori della nostra esistenza si mescolano e si sovrappongono, ci sfidano a comprendere, ci portano al limite ed insieme all'essenziale. Ci tengono saldi al sentimento di curiosità che è il sale dell'esistenza.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ho visto Mark Rothko a Roma l'anno scorso. Strepitoso!