mercoledì 14 gennaio 2009

Dedicato ad una gatta.


Mi è capitato di recente di rivedere il film "Vanilla Sky", di Cameron Crowe. La pellicola, remake del meno famoso prodotto spagnolo "Abre los Ojos" di Amenàbar e Gil, è un viaggio fantastico sospeso tra la vita e la morte, fra il sogno e la realtà. David Aames è un giovane che eredita dal padre una casa editrice, il quale consiglio di amministrazione a suo dire trama per escluderlo dalla società. Nella sua vita accadono due cose essenziali: l'incontro con Sofia Serrano, della quale si innamorerà perdutamente e l'incidente automobilistico che lo coinvolgerà di persona e che ucciderà una sua "amica particolare", Julie Gianni, che non riusciva in alcun modo a rassegnarsi al fatto che David non ne fosse innamorato. Dopo quell'incidente, il ragazzo rimarrà sfigurato e perderà quasi l'uso di un braccio, oltre a dover sopportare allucinazioni ed incubi, dovuti ad errati interventi chirurgici. Finchè un giorno, preso dai rimorsi, deciderà di affidare il proprio corpo ad una società di ibernazione criogenica, la Life Extension (LE), previo suicidio, finchè non si trovi una cura ai suoi mali. I tutor del programma lo indurranno in uno stato di sogno il "Lucid Dream"; all'interno di questo a David verrà chiesto, dopo 150 anni, se voglia svegliarsi, visto che sono state trovate le cure per le sue menomazioni. David decide di tornare a vivere, ma affronta la consapevolezza che la sua vita non esiste più, che tutti i suoi amici, collaboratori e persone amate sono morte da tempo. La cosa più tremenda è rendersi conto che Sofia non esiste più.

Ed è proprio la scena finale del film che rappresenta un capolavoro di tensione emotiva e narrazione fantastica. Ma non mi interessa fare della critica cinematogirafica sui meccanismi di partecipazione e di coivolgimento. Questo post è un mio pensiero personale, per una gatta. Che non deve temere di fare quel salto verso la realtà, anche se fa paura, al quale auguro di poter tornare ad affidarsi ai momenti che cambiano tutto in una vita, ai momenti in cui si sente il cuore battere e non si ha paura di questo. Perchè può darsi che non sia semplice, perchè forse è vero che le cose che ci capitano ci fanno sentire responsabili, colpevoli, perchè è vero che forse da svegli siamo soli. Ma è il coraggio di accedere alla propria esistenza reale, al proprio cuore, che ci riporta alla vita. Come David, che apre la propria mente a "quelli là fuori", e si guarda dentro, ritrovando Sofia davanti a sè e lasciandone il pallido ricordo alle spalle, con la consapevolezza di incontrarla nuovamente in un'altra vita, quando saranno "entrambi gatti". Perchè le persone passano, invecchiano, muoiono. Quello che rimane siamo noi e la nostra forza nel mostrarci che possiamo affrontare la realtà, in tutta la sua infinita complessità. Siamo noi e quel salto, che erroneamente si pensa sia verso l'alto. Invece è un tuffo, un tuffo dentro al cuore dell'amore, che è un universo infinito.

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