
Uno dei miei scrittori preferiti è David Grossman. Di lui ho letto molte cose, anche perchè, essendo israeliano ed avendo perso un figlio militare in questa infinita tragedia che dilania il Medio Oriente, spesso appaiono suoi fondi e commenti anche sui nostri quotidiani nazionali. Di recente mi sono appassionato alla lettura di un suo romanzo, intitolato "Col corpo capisco". Nelle sue pagine vengono narrate due storie molto differenti fra loro, che hanno come comune denominatore la gelosia. La prima storia narra del sentimento di apprensione vissuto fra marito e moglie, la seconda narra invece il delicato rapporto fra una madre morente e sua figlia. In entrambi i casi Grossman descrive con attenzione il meccanismo che all'interno di un essere umano genera quei sospetti, quelle incertezze e quella eccessiva morbosità che spesso e volentieri si traduce in poco lucide ricerche di prove, testimoni di avvenimenti forse mai accaduti, complici disinteressati di una lucida follia.Nella fattispecie, la gelosia viene raccontata attraverso due punti di vista, assai diversi, che ci fanno comprendere anche quali stadi e quali varietà possano esprimere questo sentire, degradato.
In prima istanza, noi vediamo attraverso gli occhi di un marito presumibilmente tradito, che si butta alla folle ricerca di una prova o di una voce che paradossalmente conforti il suo sospetto. Egli arriva al limite della propria avventura, sia fisicamente sia psicologicamente, non avendo però mai il coraggio di raccogliere l'elemento probante finale con le proprie mani. Si avvale di muti accompagnatori, ai quali però non riesce a nascondere le proprie angosce. Si parla dunque della sfiducia, dovuta però ad un problema più grave: la presa di consapevolezza della propria inconsistenza sentimentale nei confronti di una consorte spesso trascurata, talvolta addirittura mortificata nel corpo e nello spirito attraverso i silenzi. Come dire che chi è causa del suo male pianga sè stesso.
Nella seconda situazione una figlia corre al capezzale della madre morente. La donna ha un passato torbido, fatto di avventure con molti uomini e delle fatte più disparate. La figlia ora racconta questo vissuto in un libro e ne legge le bozze alla madre, sul suo letto di morte. Oltretutto la giovane vive una relazione con un'altra donna, il che complica lo scenario e rende ancor più complessa la gestione dell'impianto generale della narrazione.
In tal caso la gelosia è un sentimento palesato, che sfoga la sua violenza su cose accadute e note e mette di fronte due donne: la più anziana è gelosa del fatto che sua figlia ami adesso un'altra donna che non sia lei. Dal canto suo, quest'ultima odia la madre per averla trascurata a favore di fin troppi compagni di letto. Ma niente qua è sottinteso, niente rimane nell'ambito del non detto. Qua la ferocia dei sentimenti è palese, anche in un momento tragico come l'estinzione inesorabile di un genitore. Anzi: questa condizione pare rinforzare l'esigenza di mostrare gli interni di due anime lacerate, che solo nell'ultimo respiro di una di esse avranno facoltà di congiungersi.
Personalmente ritengo che la gelosia sia una cosa pericolosa, oltre che una degradazione di due elementi importanti nei rapporti umani: la fiducia ed il rispetto. Venendo a mancare questi, a mio avviso manca il rapporto, ma quando persone dalla discutibile moralità usano il sospetto come un coltello ecco che si generano vere e proprie tragedie del vissuto quotidiano, che spaccano famiglie, coppie, collettività intere. Vero è anche che al giorno d'oggi trovare nelle persone l'onestà ed il coraggio per concludere un rapporto quando si ravvisi che esso è morente è cosa assai complessa. Richiede un ulteriore sforzo di fiducia, questa volta nel genere umano tutto.
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