
Ci sono una marea di precetti che la Chiesa Cattolica "consiglia" di seguire ai suoi fedeli. Chiariamo un punto immediatamente: da cattolico profondamente credente quale so di essere, li trovo tutti francamente bislacchi ed anacronistici, ma quasi tutti possono ricevere una giustificazione di carattere storico, risalendo all'origine del divieto e contestualizzandolo rispetto all'epoca della sua prima applicazione. Si potrebbe ad esempio citare la questione del digiuno dalle carni il Venerdì, regola che si basava su considerazioni di carattere economico e sanitario, ma che diventò poi una regola che assumeva significati mistici, quasi come se Gesù stesso avesse detto: "Ragazzi, la carne Venerdì non si guarda neanche". Quello che proprio non riesco a sopportare e per il quale non riesco neanche a digerire una spiegazione di qualsiasi fatta è la questione sessuale, con particolare riferimento all'attività sessuale prima del matrimonio, o quella che in generale parla del sesso che non sia veicolo di procreazione.
Sono spaventato dalla feroce battaglia che la Chiesa conduce da decenni sulle forme anticoncezionali, ma fino a là potrei ancora sforzarmi di stare a sentire. Quando poi l'affondo è portato contro il preservativo, allora là non sento più ragioni. Mi dovranno perdonare fior fior di teologi e filosofi, ma fare del condom un male del nostro tempo e addirittura un ostacolo demoniaco alla possibilità di vivere il vero amore, nel migliore dei casi è una invenzione priva di qualsiasi ratio, sia umana che divina. In questi tempi, nel quale anche la Chiesa dice di impegnarsi sul fronte della lotta all'Aids, impedire a noi di proteggerci dalla morte è un tentativo di genocidio bello e buono. Inculcare nelle persone l'idea che il profilattico sia uno strumento di devianza, attraverso il quale il male esercita la sua facoltà di tentare l'uomo e distoglierlo dal vero amore è un omicidio premeditato di massa. La Chiesa si metta in testa una cosa: anche due persone sposate fanno uso di contraccettivi fisici come il preservativo, perchè purtoppo una delle regole della nostra nuova società è che non ci possiamo fidare. Se il mondo cattolico non vuole rendersi responsabile di un massacro latente e generalizzato deve comprendere che questa posizione non solo è fuori dai tempi, ma è contro la vita che loro stessi continuano a difendere con il megafono. Amare, prima o dopo il matrimonio non è mai peccato. Fare l'amore, cioè generarlo con il proprio corpo è una lode all'entità che supponiamo ci abbia messo al mondo. Proteggersi dall'infida minaccia di qualcosa che non conosciamo a fondo è un dovere. Ed è altruistico nei confronti anche di chi ci accompagna in quell'avventura. Questi sono i nostri tempi. La premura di vivere è la nostra risposta. Credenti o no.
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