mercoledì 21 gennaio 2009

Chi ha paura di Internet?


Leggo un articolo su Repubblica On line, del quale riporto un brano:

"Un muro. Fatto di codici incomprensibili, di nascondigli virtuali, di incontri pericolosi, di linguaggi ermetici. Una zona franca dove può accadere di tutto e dove gli adulti, anche volendo, non sanno come e dove entrare, pur possedendo magari password e chiavi di ingresso. Genitori che guardano sgomenti il computer dei figli, figli che aggirano con destrezza ogni forma di parental control: Internet, afferma un nutrito gruppo di esperti inglesi, è diventata la nuova barriera tra generazioni, la tecnologia sembra aver triplicato le distanze anagrafiche, e la divisione tra chi sa e chi non sa è diventata, d'un tratto, abissale".

L'articolo si riferisce alle difficoltà di dialogo fra genitori e figli, dovuto, secondo chi redige l'articolo, all'enorme mole di prodotti tecnologici che hanno pervaso la vita degli adolescenti. Secondo questo punto di vista, gli adulti vivono una sostanziale difficoltà a parlare con i propri figli perchè non ne conoscono le nuove modalità di comunicazione interpersonale. Così, sarebbero i computer e l'utilizzo di Internet a minare il dialogo in famiglia, a mandare i genitori nel panico e invitare i figli a riempire le loro vite di torbidi segreti celati da codici. Sempre secondo l'articolo, neanche allorchè gli adulti posseggono le chiavi di accesso a questi castelli fatati sono in grado di comprendere cosa accada nel mondo dei loro pulcini. Sono quasi commosso. E solidale a questi poveri vegliardi smarriti. Ma fatemi il favore, e scusate il tono. Queste sono lacrime di coccodrillo e niente di più. I genitori, più infantili dei figli, piangono sulle spoglie di un rapporto desiderato e mai ottenuto, ma sono loro i veri colpevoli. Riflettiamo un attimo sulla realtà dei fatti. Per prima cosa, chi fornisce tutto questo materiale telematico, informatico e ludico a questi giovani? Non ho mai sentito di un ragazzino di 9 anni (oggi è l'età media per il primo telefono cellulare, rabbrividiamo!) che compra con i suoi soldi una qualsiasi postazione desk pc o Playstation. E qua sta la prima responsabilità degli adulti: oggi avere Inernet ed imparare ad utilizzarlo è fondamentale, ma c'è un criterio che va insegnato come per l'utilizzo di un qualsiasi altro strumento di conoscenza. Darlo in mano ad un ragazzino col sorriso sulle labbra e nient'altro che un augurio di buon divertimento non è un comportamento saggio, tutt'altro. La seconda responsabilità è di conseguenza: troppo spesso si abbandonano i bimbi davanti ad un televisore perchè si ha troppo da fare o troppa poca voglia di starli a sentire. Non è un luogo comune, nè un'invettiva retorica: accade sul serio e quante volte l'ho visto fare a persone che conoscevo, che poi si lamentano che i figli siano irrequieti e disobbedienti. Manca il limite, in tutto. Imporlo ai figli è diventato obsoleto, perchè è nata la paura di fare peggio con l'educazione che con il lassismo. I genitori fanno gli adolescenti, mettono al mondo figli e, nella migliore delle ipotesi, giocano a diventarne amici. Scenario terrificante. In un mondo che brucia, lo scapaccione di rimprovero sembra essere diventato la somma rappresentazione di violenza. Persino sgridare un figlio è considerato dagli psicologi come una pressione indebita su uno spirito in formazione. E' una faccenda allucinante, davvero che lascia senza parole. La vecchia storia del bastone e della carota non funziona di più: ai figli asini solo ortaggi, prima o poi capiranno da soli qual è la strada, proprio come le bestie. Non ci resta che sperare di non trovarceli davanti se prendono un cammino sbagliato.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Io fonderei il partito della "Buona e vecchia sberla".