
Negli ultimi due giorni sulle pagine di cronaca dei giornali è apparsa la notizia di una furiosa polemica a sfondo religioso, che ha investito in particolare la città di Genova. Che cosa è accaduto? E' accaduto che l'Associazione Italiana Atei, attraverso un finanziamento a carattere esclusivamente privato di membri e simpatizzanti, abbia pagato una campagna pubblicitaria, la quale è stata resa visibile attraverso una affissione sugli autobus cittadini. Lo slogan è il seguente: "La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona notizia è che non ne hai bisogno". Apriti cielo. La Cei, della quale è presidente il cardinale metropolita genovese, Monsignor Bagnasco, è insorta urlando allo scandalo, alla perdita del senso delle proporzioni del pudore e dell'etica.
Da credente quale sono io non vedo lo scandalo, o il superamento di una soglia di pudore. Il fatto in sè a mio avviso non ha niente di così provocatorio tale da invocare censure di vario genere. Si può prendere atto che, pur abitando nello Stato che ospita il regno del successore di San Pietro, qualcuno non si senta in grado di accettare un essere superiore o non contempli sotto nesun aspetto l'esistenza di una entità in grado di modificare i destini delle proprie creature. Molte altre cose sono state fatte per provocare quella che si definisce "morale comune" ed alcune non hanno destato il minimo scandalo, nè alcuna ripercussione sul tessuto cattolico della nostra società.
Il problema a mio avviso non si trova nel gesto compiuto da una parte della nostra collettività, gli atei appunto, i quali rivendicano per sè il sacrosanto (pessima scelta di parole!) diritto di non credere. Dunque non è il merito della questione a preoccuparmi. E' il metodo. Pubblicizzare il proprio ateismo è come gridare al mondo di essere biondi. Se vogliamo essere considerati tutti sullo stesso piano, cioè se gli atei puntano ad un riconoscimento sostanziale della loro scelta, farne un messaggio pubblicitario si potrebbe rivelare addirittura controproducente. Non credere in Dio è una scelta rispettabile, che ha le medesime basi di riflessione che possono essere vantate da un credente. Ma proprio perchè il pensiero che non contempla l'Essere Uno ha pari dignità, pubblicizzarlo, cioè ostentarlo, lo mortifica, lo annulla, lo sottopone a critica anche di chi sospende il giudizio sui fatti del cielo.
Dirsi atei e perseguire la propria idea è fatto degno di rispetto, da parte di chiunque. Urlarlo con un megafono non è sbagliato od offensivo. E' semplicemente inutile. Come se io pagassi un'agenzia pubblicitaria o chiedessi l'autorizzazione al mio Comune per far girare dei taxi con la mia faccia stampata sopra ed uno slogan che dice: "Guardate, ho gli occhi marroni, come altri 3 miliardi di individui nel mondo". La risposta della collettività sarebbe la stessa nei due casi: buon per te, ma se non me lo dicevi campavo lo stesso. Insomma, chissene.
1 commento:
Beh, io invece mi soffermerei di più sull'arroganza del Potere Cattolico. Non capisco perché in Italia i cattolici possano dire quello che voglio, quando vogliono, come vogliono e attraverso chi vogliano e nessuno si permetterebbe mai di censurali o di dire "chissenefrega, potevi tenertelo per te". Mi sembra una scappatoia troppo facile. La vera notizia (che poi notizia non è, visto che è un atteggiamento vecchio) è la censura che il Potere cattolico impone a tutto quello che è diverso da se stesso. Questa è la vera vergogna! Ormai sembra che si possa solo essere cattolici... in tv si parla solo di preti, di Padre Pio, di Don Matteo, di Papi e di suore. Ogni lunedì mattina tutte le testate giornalistiche italiane titolano con in prima pagina i giudizi morali e non del Papa. Pure Aldo Giovanni e Giacomo si sono messi a giocare alla Parrocchia! Ma basta!! Bravi gli atei che ogni tanto si fanno sentire! Hanno tutto il mio appoggio!
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