Dopo aver letto quanto scrive Sergio Romano sul Corriere della Sera di oggi, non posso che concordare con lui circa i due punti salienti messi in luce dall'illustre politologo, riguardo alla vicenda della mancata consegna delle firme per la presentazione delle liste elettorali. In primo luogo, Romano sostiene che le regole vadano rispettate, attribuendo alle scadenze e ai vari meccanismi di funzionamento del tessuto normativo un'importanza sacrale. Non è possibile o non è pensabile scavalcare dette leggi con altre leggi ad hoc, con altre norme che cancellano le precedenti, ne ritardano momentaneamente l'effetto o le modificano nella loro sostanza funzionale. Romano sostiene altresì che una consultazione elettorale, svolta senza poter tenere conto delle liste afferenti al più grande partito di maggioranza relativa è come fare una partita di calcio senza che si presenti una delle due squadre, il che inficia pesantemente il valore e il lavoro dell'altra compagine, anche se correttamente presentatasi alla sfida. Fare le regionali senza Pdl potrebbe confondere notevolmente le acque già torbide della nostra politica, quasi facendo risultare una percentuale di astenuti vicina all'80%. Insomma un po' una buffonata in stile italiano.Fin qua la precisa analisi di Romano, al quale non sfugge mai il peso ed il contrappeso, in un perfetto equilibrio descrittivo. Parliamo però del problema principale di questa situazione. La non presentazione delle candidature è il segno ultimo di una marcescenza totale della figura del politico italiano, che affida compiti assai delicati a mangiapanini a tradimento o galoppini figli dei figli, senza curarsi delle regole, pensando che se si è in Parlamento, tutto sommato si possono violare scadenze e coprifuochi. La politica sta impazzendo sul serio e questa è la scia di un comportamento anormale che coinvolge anche le abitudini sessuali, il pagamento di tangenti in mezzo ad una piazza ed altre pinzillacchere simili. Tutto alla luce del sole, neanche la fatica di nascondere vizi ed irregolarità, tutto gridato, tutto scoperto, perchè sei politico e ti è tutto concesso. Anche di violare la legge e di legiferare per rendere legale la violazione appena compiuta. E' un teatrino dell'assurdo in cui il cittadino, che Romano definirebbe azionista dello Stato, paga il prezzo ultimo. Perchè vedersi tolta la possibilità di votare, sebbene per persone evidentemente irresponsabili, è comunque la privazione di un diritto sostanziale di partecipazione alla vita politica di questo Paese. Io prendo sempre come riferimento l'America e qualcuno mi deve scusare per questo mio affetto incondizionato. Ma guardate cosa succede ad un senatore che sbaglia. Sono i cittadini del suo stato che, a gran voce, lo sollevano di peso e lo buttano fuori dalla politica, senza che nessuno tenti di salvarlo con leggi finte. Quel pizzico in più di coscienza civile che manca a noi e da dove nasce il deletereo disinteresse, ma anche un sistema politico che non ha nessun interesse a coprire le magagne dei rappresentanti. Un'utopia? Speriamo di no.
Nodi
1 mese fa

2 commenti:
Bellissima analisi super-partes Gianluca, effettivamente questo e' il periodo piu' brutto a livello politico che io ricordi, il problema e' che la gente è sempre più stanca e al momento nn ha la testa per occuparsi dei problemi dello stato, siamo troppo impegnati a risolvere i nostri di problemi, senza rendersi conto che una delle poche soluzioni a questo momentaccio è proprio un ritorno alla partecipazione attiva alla vita dello stato!!!!
Quindi finchè qualche scheggia impazzita, o testa calda, nn farà qualcosa di veramente eclatante e metterà i nostri governanti con le spalle al muro nn si risolverà niente.....!!! Che ne pensi????
Purtroppo, Marco, i nostri problemi e quelli dello Stato corrispondono esattamente, sono le due facce della medesima moneta. Chi, come me, vive una situazione di stallo per quello che riguarda il lavoro, si accorge di quanto questa problematica derivi da un generale disinteresse per la legalità, la promozione e la formazione dei giovani, il far girare l'economia. Questo paese ha bisogno di un intervento strutturale che ne rinnovi in ultima istanza la coscienza collettiva. Se ciascuno di noi ha un personale interesse a che tutto si svolga nella maniera più corretta e fluida possibile, nessuno rimarrà al palo. Purtroppo questo interesse di gruppo è assolutamente soverchiato dai personalismi e non c'è scossa in grado di cambiare le cose. Noi ci proviamo, confrontandoci e parlando. Incrociamo le dita e continuiamo.
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