Post d'alleggerimento, dato che è Venerdì ed anche questa settimana è finita (ma non vi illudete, sarà un post autocelebrativo, autoincensante, a tratti insopportabile per la boria che mostrerò, ma tant'è, uno può anche non leggerlo). Ogni tanto mi rileggo. Ebbene sì, nonostante la velata presunzione di perfezione che trapela dal mio modo di scrivere, anche io ho un cuore e ultimamente si è dovuto pure dare da fare a causa, come sempre, di persone totalmente inaffidabili, che hanno voglia di giocare a nascondino alla loro veneranda età. Pazienza, non sono fatti miei e manco voglio che lo diventino, se stanno male si possono far curare e porre rimedio alla propria inettitudine adolescenziale (il prossimo che mi dice "Ah, ma come sei giovane!", giuro, l'ammazzo). Dice, ma che c'entra tutto questo papocchio col post? Niente, o meglio, era uno sfogo estemporaneo e mi collega automaticamente a ciò che ho detto del mio modo di fare blog ed in genere scrittura e a quello che proprio l'avvenente essere in crisi di identità mi ha fatto notare. "Tu non sei comprensibile a tutti, dovresti trovare un modo più commerciale di esprimere le cose, altrimenti non arrivi". Le parole non sono testuali, ma il senso è quello: mi dovrei vendere, anzi, svendere, per vendere (mamma mia, che orribile gioco di parole!). Rispondo con un certo aplombe, tipico del mio modo di fare: ma col cavolo!!! A lei e a tutti quelli che mi giudicano difficile o pesante come un pezzo di piombo farcito di cemento armato posso solo dire che IO SONO QUELLO CHE SCRIVO. E non vi preoccupate per me, di spazio per la leggerezza ce n'è nella mia vita, ma non quando scrivo. Non scrivo per far piacere a qualcuno e, stenterete a crederci, non scrivo per diventare il nuovo Fabio Volo. Non me ne potrebbe fregare di meno. Scrivo perchè per me è come mangiare, bere o dormire (l'altra cosa a cui state pensando tutti non la metto, altrimenti toglierei credibilità al mio essere così zelantemente celebrale); scrivere è la via di elezione per esprimermi e fidatevi, qualsiasi cosa io produca non è frutto di alcuna mediazione, nè linguistica nè concettuale. E' uno schizzo, una raffigurazione della mia realtà in quel dato momento. Il resto sono favole. Non sono un romanziere, non sono uno scrittore. Sono uno "scrivente", un "diarista", chiamatemi come accidenti vi pare. Ma non chiedetemi di cambiare, in nome di grette leggi del commercio o per i soldi. Se quelli arrivano, ben vengano e me li godrò alla faccia vostra. Altrimenti continuerò imperterrito a riempire fogli (cartacei ed elettronici) di tutto ciò che sono e che vivo. E tanti saluti.
Nodi
1 mese fa

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