Oggi mi sono preso una pausa dalla mia ormai full time activity di ricerca e mi sono fatto una bella, grande passeggiata per la città. L'immancabile I-pod nelle orecchie, gli occhiali da sole e le mani in tasca. Oh, e a proposito di sole, era anche l'ora! Questa aria tiepida stravolge la consuetudine delle malinconie invernali, ridona un po' di tono alle nostre anime tormentate dalle mille fatiche di una stagione fredda che sembrava non finire mai (speriamo di non aver tirato la classica gufata e che questo miglioramento sia definitivamente progressivo). Ma non volevo scrivere sul tempo, non sono mica Giuliacci.
Mentre camminavo per strada, pensavo che ciascuno di noi vive la propria vita come se fosse un film, con tanto di colonna sonora. E questo romantico modo di vedere le cose, ci aiuta a ricordare le cose belle, quelle meno belle, ma soprattutto ciò che siamo e in quale modo viviamo le nostre esperienze. I nostri corpi sono meravigliosi collettori di suoni, profumi, sensazioni tattili, sapori di altre carni e ce li portiamo dentro tutte, da quando sperimentiamo le prime passioni, da quando cominciamo a profondere le nostre energie in qualcosa che ci fa star bene (ma anche male), che ci fa sentire, come si dice, vivi. Ma è anche vero che quando ci guardiamo indietro, per fare i famosi bilanci, tutte le sensazioni rivengono a galla, l'aria che respiriamo si carica dei ricordi di pelli e corpi che abbiamo conosciuto e che non fanno più parte fisicamente della nostra esistenza. Ed i bilanci, almeno per me, servono per capire oggi, 15 Marzo 2010, che siamo quel che siamo, in ogni caso. E' vero, possiamo imparare a mediare, ad essere meno spigolosi, meno egoisti, ma il modo in cui impariamo ad amare, ad essere parte di qualcosa e la via per mettere il cuore nelle mani di qualcuno è sempre lo stesso. Con le eventuali pene che ne derivano. Per quello che mi riguarda, oggi ho capito che è inutile darmi consigli sulle tipologie di affetti che dovrei imparare a vivere, che sono proprio le donne che sono transitate per di qua e quelle che ho amato (con ciò intendendo una vasta gamma di sensazioni ed emozioni, non tutte allo stesso livello, fortunatamente) che hanno contribuito, ciascuna a modo proprio, a costruire la mia sensibilità, le mie opinioni, la mia attenzione ed anche la mia sana diffidenza per le promesse vane. Salvo caderci in maniera matematica ogni volta. Ma anche questo ha il suo bello, no? In fondo esprime una speranza (mi auguro non così remota nella sua realizzazione) che esista davvero la semplice gioia di un abbraccio senza condizioni.

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