mercoledì 10 marzo 2010

Sull'impossibilità di avere (e l'importanza di essere).



Mentre leggevo "Lezioni americane", di Italo Calvino, ho incontrato, nella lezione dedicata alla molteplicità, un brano, tratto da "Alla ricerca del tempo perduto", di Marcel Proust, nel capitolo intitolato "La prigioniera". Lo vorrei riproporre, dapprima per intero e poi analizzarne i punti chiave, perchè ritengo sia, oltre ad un pezzo di mirabile bellezza e di notevole spessore sull'amore e sulla gelosia, qualcosa che precorre di molto il nostro mondo, quello delle infinite connessioni che ci legano e che spesso ci danneggiano nell'impossibilità di coglierle tutte.
Et je comprenais l'impossibilitè où se heurte l'amour. Nous nous imaginons qu'il a pour objet un être qui peut être couche devant nous, enfermè dans un corps. Hèlas! Il est l'extension de cet être à tous les points de l'espace et du temps que cet être a occupès et occupera. Si nous ne possèdons pas son contact avec tel lieu, avec telle heure, nous non le possèdons pas. Or nous ne pouvons toucher tous ces points. Si encore ils nous ètaient dèsignes, peut-être pourrions-nous ètendre jusqu'à eux. Mais nous tatonnons sans les trouver. De là dèfiance, la jalousie, les persècutions. Nous perdons un temps sur une piste absurde et nous passons sans le soupçonner a côtè du vrai.
Proust si rende conto di un insanabile contrasto fra due dimensioni inconciliabili della vita: il corpo e lo spazio infinito delle possibilità. Esse sono tanto più inconciliabili, quanto più ci si avvicina al possedere una cosa o una persona, in definitiva al sentimento d'amore. Leggiamo:
E comprendevo l'impossibilità contro la quale urta l'amore. Noi ci figuriamo che esso abbia come oggetto un essere che può star coricato davanti a noi, chiuso in un corpo. Ahimè l'amore è l'estensione di tale essere a tutti i punti dello spazio e del tempo che ha occupati e che occuperà.
L'uomo ama, tenendo in considerazione solamente la dimensione qui-ora dei sentimenti. Cerca, per paura di perdersi i momenti e le gioie, di convogliare tutta l'energia nel corpo che gli sta di fronte, dimenticandosi che quello stesso corpo non è che una proiezione al contrario di esperienze di vita vissuta, di luoghi visitati e altre persone amate. Dico "proiezione al contrario", connettendomi alla metafora di Proust circa l'esplosione del corpo destinatario dell'amore in infiniti punti nello spazio. In questo caso l'esigenza primaria sembra quella di convogliare tutto in uno spazio ristretto. Proseguiamo.
Se non possediamo il suo contatto con il tale luogo, con la tale ora, noi non lo possediamo. Ma tutti quei punti non possiamo toccarli. Forse, se ci venissero indicati, potremmo arrivare sino ad essi; ma noi procediamo a tentoni senza trovarli.
E' nel momento in cui il corpo materia diviene proiezione astratta delle esperienze di vita passata e del dinamismo futuro, che colui che "ama", sente di stare perdendo il controllo della situazione. Si ha come la sensazione di avere un palloncino pieno di acqua in mano e che sesso abbia dei microfori su tutta la propria superficie, cosicchè le perdite sono inarrestabili. Ci vengono indicate delle vie per esercitare il controllo sull'espansione della materia, ma purtroppo queste soluzioni non sono che una parziale copertura delle perdite. 
Di qui la diffidenza, la gelosia, le persecuzioni. Perdiamo un tempo prezioso su di una pista assurda e passiamo senza accorgercene accanto alla verità.
Mirabile, quanto impietosa è la conclusione a cui Albertine, che sta parlando, arriva nel suo ragionamento. Proust anticipa una lettura dei nostri tempi, non solo a proposito delle mille connessioni, oggi tutte virtuali, che disperdono l'integrità di una personalità con la quale ci troviamo a confronto. L'essere umano vive soffocato dall'esigenza di porre al suo servizio ogni tipo di notizia conoscibile su altri esseri umani, al fine di placare il senso di angoscia cosmica, provocato dalla perdita di punti di riferimento concreti. Il mondo virtuale, se da un lato incentiva le conoscenze, il fare gruppo, lo stare uniti, dall'altro è l'espressione più tagliente di un individuo la cui materialità si espande in un universo inifinito, la rete, e che egli stesso cerca di tenere a bada, autoincasellandosi in strutture sociali e comunità di vario genere. Chi sente la necessità di possedere qualcuno è a sua volta posseduto dall'incessante desiderio di porre sotto il proprio controllo l'altro, attraverso una continua ricognizione delle informazioni a tutti disponibili. E quando accade che si trovino le porte chiuse,  nasce l'insanabile conflitto fra il fremito di un pezzo di carne e l'etereo non-essere di un universo di bit.

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