Venerdì pomeriggio è successa una cosa grave, proprio qua sotto casa mia. Mentre parlavo con un'amica, sento provenire dalla strada un rumore sordo e fortissimo, chiaramente identificabile in quello di una macchina che ne colpisce un'altra. Ho pensato che fosse il solito incidente in Via Ferrucci, tristemente famosa per essere una strada nella quale accade un tamponamento al giorno. In realtà era qualcosa di un po' più serio e che coinvolgeva una sola persona. Questi, dopo aver avuto un malore, ha cominciato una carambola piuttosto devastante, colpendo cinque macchine in tutto, da entrambi i lati della strada. Fortunatamente, in questa strada sempre affollata, non passava nessun pedone, al momento dell'incidente. La persona che aveva provocato l'incidente era probabilmente deceduta ancor prima di arrestare la sua corsa, tanto che quasi cinquanta minuti di massaggio cardiaco non gli hanno fatto niente.
Sempre nello stesso pomeriggio, ho avuto una bellissima conversazione con una persona e abbiamo parlato di tante cose, di cose belle di emozioni, di sensazioni, di vita e Amore. Una conversazione costruttiva, uno scambio di vedute armonico, che mi ha lasciato il sorriso sulla bocca. Perchè vi racconto questi due fatti, che non hanno apparentemente nessuna correlazione fra di loro? Ecco spiegato il mistero. Mentre ero affacciato al balcone a guardare l'evolversi della situazione sotto casa mia, ho notato una folla di persone attorno al personale dell'ambulanza intento a provvedere alla rianimazione. Le facce di queste persone erano calate il più possibile per osservare lo spettacolo della "morte".
Il che mi ha fatto riflettere su le due pulsioni che muovono il nostro agire, che sono due ricerche parallele e allo stesso tempo complementari. L'essere umano sembra spinto dalla necessità di osservare la morte e di cercare l'amore, questo nonostante il fatto che entrambe le cose abbiano dei meccanismi talvolta repulsivi. Morire spaventa la maggior parte di noi, eppure ogni volta che qualcuno viene a mancare, la nostra tendenza è quella di andare ad osservare il corpo morto o morente, di fissarlo con meticolosa curiosità, di interrogarlo quasi. E' una attrazione verso l'unica cosa che non possiamo evitare, cerchiamo attraverso chi ne fa esperienza (è una condizione ovviamente paradossale) di capire come possa essere, che cosa ci possa aspettare. Quanto all'amore esso spesso ci delude, o agisce per delle vie che fiaccano il nostro entusiasmo, provano la nostra resistenza, ci inducono a pensare che una volta perso quello che si pensa essere il compagno o la compagna della vita, non ci sia più niente. Ma immancabilmente il nostro istinto ci rimette sulla via della ricerca, del conseguimento di quella felicità che solo i sentimenti condivisi possono darci. E' un istinto quasi naturale, il cercare frontalmente l'Amore, la metà esatta, il completamento della nostra esistenza. Perchè siamo esseri tagliati a metà e così come è ineluttabile la nostra dipartita, così è impossibile vivere senza che ci si ricomponga come un unico essere vivente, quello originale.

2 commenti:
ciao Gianluca, ti avevo lasciato un commento al post precedente...sicuramente si sarà perso nel web...
Mi piace ciò che hai scritto: eros e thanatos spesso coesistono e non si sa dove finisce l'uno e inizi l'altro.
Per quanto riguarda l'osservare la morte...beh credo di essere uno dei pochi che rifugge la vista dei cadaveri e che quando c'è un incidente o roba simile preferisce non scandagliare con lo sguardo i penosi brandelli. Sono troppo attaccato alla vita ela morte, devo ammetterlo, mi fa troppa paura. Ciao!!!
Bruno,
grazie per il tuo irrinunciabile apporto...oh, cacchio! Il mio blog si è irresponsabilmente pappato un commento??? Mi dispiace!!!
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