venerdì 5 febbraio 2010

Ricapitolando (constato con amarezza).



Mentre mi chiedo per quale diavolo di motivo il mio blog non aggiorni il feed dei blog consigliati, mi è venuta voglia di scrivere un post, questa volta senza una particolare linea polemica o un argomento specifico da presentare. Mi andava di fare un po' il punto della situazione, della mia situazione, sfogliando con le lacrime agli occhi un manuale di Microeconomia, che già a pagina 21 mi fa dire: "Maddai, io ho soltanto una laurea in lettere". Ci sono certi giorni in cui hai la nettissima sensazione di aver perso e di stare tutt'ora perdendo il tuo tempo in cose inutili e, fidatevi, se avete cominciato a pensarlo anche voi, significa che del tutto falso non è. Quelle giornate accompagnano la sensazione di inattività a quella di inutilità, cioè al sentirsi fuori posto in qualsiasi sistema sociale precostituito. Non ho voglia di fare della filosofia, per niente. Non sono avvilito, ma certo non mi piace granchè tutta questa situazione. Anche se continui a ripeterti che non è colpa tua, che stai facendo il possibile per darti da fare, anche se ti accontenti di fare tutto, senti comunque quella cacchio di vocina, che ti dice: "Ah, se avessi fatto quella scelta, ah se fossi andato là quando me lo avevano chiesto, ah se avessi sopportato ancora qualche altra settimana". E ti senti un mezzo scemo. Hai 28 anni, ma è come se ne avessi 14 e ci stai stretto. Non sai cosa voglia dire provvedere a sè stessi, se escludi periodi più o meno brevi in cui eri lontano da casa, non sai cosa significhi avere un impiego appassionante e gratificante, non sai cosa significhi avere un impiego, purtroppo. Poi ti guardi intorno, dentro ad una biblioteca zeppa di studenti fuoricorso e ti chiedi anche chi cavolo te lo ha fatto fare di andare come un siluro all'università. Poi ci pensi...vero. Le promesse. "Se si laurea velocemente, sarà più facile trovare un impiego, vedrà come in Italia valorizziamo in giovani". Col piffero. E ancora dai una occhiata fugace ai tuoi amici e conoscenti coetanei, che per un motivo o per l'altro sono là dove volevano essere e dove anche tu avresti voluto, ma lo sono già da anni. E ti sorge ancora più forte il dubbio di non avercela messa davvero tutta, di esserti fermato di fronte a qualche ostacolo. Ieri notte prima di addormentarmi, nel mio letto, ho pensato al mio 2009 e a quanta fatica ho fatto per cercare di fare qualcosa che mi piacesse (o anche no) nel migliore dei modi possibili. Ma per tutta la volontà che ci hai messo, i ringraziamenti sono stati sempre gli stessi: pagamenti in nero, datori di lavoro evanescenti, persino una ingiunzione ad un tribunale per riavere meno di 2000 euro, che tra l'altro mi spettavano come salario. Mah. E' troppo semplice dirmi: "Ma perchè non parti? Perchè non te ne vai altrove? Perchè non fai questo? Perchè non fai quello?". Lo faccio, ed ogni volta ricomincio da capo. Solo che ogni tanto mi sia concesso di fermarmi a respirare. Non dico tanto, un paio di giorni al mese.
Adesso torno sul mio manuale di Microeconomia. Ah, per la cronaca, all'università io Economia Politica all'università l'ho data 6 volte con due professori diversi. Un misero venti al sesto tentativo. Beh, scusate il disturbo.

1 commento:

Occhi blu ha detto...

E ... provare all'estero?
Forza e coraggio, Gianluca, che perlomeno non sei l'unico ad avere problemi con il lavoro.
In tanti abbiamo avuto per anni stipendi in nero, contratti a tempo determinato, e periodi a casa, chi più chi meno.
A volte occorre un po' di coraggio per dare una svolta alla propria vita, allontanandosi tristemente dalla propria terra, dai familiari, dagli amici, e trovare la strada lontano dal nostro bel paese che, tuttavia, non ha più lavoro per tutti.