martedì 26 gennaio 2010

Capirsi.


Ho riflettuto tante volte sulla grande difficoltà di farsi capire, di rendersi intellegibili. Spesso la confusione si viene a creare per un nostro errore di partenza, un qualcosa che ci spinge inconsapevolmente a porci in maniera obliqua o addirittura ostile nei confronti dei nostri interlocutori. La difficoltà di spiegare le nostre ragioni e, in definitiva, parte di ciò che siamo nella nostra piccola porzione di società, da un punto di vista sia psicologico che emotivo, è direttamente proporzionale al grado di conoscenza che si ha di una persona con la quale ci si interfaccia. Man mano che la si conosce, si acquisisce quella che, in maniera popolare, viene definita confidenza, cioè un meccanismo nel quale tutto, man mano che si procede in avanti e si estendono i campi di interazione, diviene più o meno lecita merce di scambio. Più si riesce a mettere in piazza di noi stessi e più la persona con la quale interagiamo è nella posizione di ascoltarci e, voglia Dio, capirci qualcosa, tanto più saranno rapidi i tempi di assimilazione delle rispettive personalità e tanto più completa sarà la conoscenza. Dalla quale poi, si può passare alla vera e propria amicizia, se gli aspetti indivduali condivisi trascendono la sfera del puro sociale e si ritrovano nell'emotivo profondo.
Bel discorso, eh? Mi ci sono impegnato per farlo, sudando come un ragazzino del liceo alla prima interrogazione di latino. Ora, mettete caso che tutto questo bel papiro di spiegazioni, più o meno condivisibili, venga stravolto all'improvviso, ed in che modo? Semplice, conoscendo persone che stravolgono non solo la tua percezione, ma il senso stesso del tempo. Lo rendono di qualità e accorciano mostruosamente tutto, financo (mi piace quando sono aulico!) la distanza effettiva che ti separa da quella persona. Come la metti, adesso? Smarrimento. Perchè? Ma forse perchè ci siamo un po' disabituati a vivere le emozioni con intensità, delegando tutto allo scorrere di un tempo, complice dell'oblio e fatale diluente del nostro nettare di vita. Voglio dire, se qualcuno riesce a prenderti, capirti e vivere insieme a te le tue emozioni nel giro di poche ore, dobbiamo pensare per forza che siamo troppo suscettibili? Non possiamo, per un attimo, abbandonarci all'idea che esistano esseri umani che non fanno alcuna fatica ad accogliere le nostre istanze e condividerle con semplicità e sincero amore? Come diceva quella frase del Piccolo Principe? "L'essenziale è invisibile agli occhi". Credo fosse quello il senso dell'affermazione.

1 commento:

dtdc ha detto...

ciao Gianluca! Bel post. Condividere, secondo me, dipende dai bisogni che si incontrano e una vera condivisione c'è quando entrambe le persone (o più persone), ognuna con le sue piccole mancanze e i suoi bisogni, si trovano in una condizione di parità e di scambio attivo con identiche capacità di dare e ricevere. Sennò diventa reciproca dipendenza tutt'altro che costruttiva.
Che poi la simpatia e la sincerità accorciano i tempi è verissimo, per fortuna (in qualsiasi ambito, non solo quello amicale).
Buona giornata!!