Man mano che procediamo attraverso questo nostro futuro incerto, l'unico dato che ci sentiamo di affermare con sicurezza è quello che definirei "smantellamento della corporalità". Noi siamo individui, esseri umani dotati di organi interni, capacità sensoriali e facoltà di pensiero e problem solving. La cosa, parzialmente sconcertante, ma non certo da condannare, perchè figlia dei tempi (non mi piace molto la definizione, ma calza bene per una serie di motivi) è che carne, animo ed intelletto sono messi a servizio di mani ed occhi, che sono lo strumento di accesso privilegiato ai mondi virtuali. Ormai siamo parte integrante di un sistema che ci "costringe" a veicolare ogni sorta di emozione attraverso l'utilizzo della parola. I telefoni cellulari, cosa ormai nota, ci hanno sollevato dall'imbarazzo di fare lunghi e complicati discorsi faccia a faccia, grazie all'utilizzo degli sms. Il web si è riempito di chat, messaggerie istantanee, sistemi di realtà virtuale gestiti tramite l'uso di strumenti di dialogo sempre più complessi e questo, ovviamente, ha fatto sì che ogni sorta di interazione fra due esseri umani fosse affidato alle parole e alla loro forma e al loro contenuto. In particolare, le realtà virtuali, prima fra tutte Second Life, vengono definite da i resident (così si chiamano gli ospiti) come dei giochi, nei quali tutto più o meno è concesso, ma è subordinato in ogni caso a quelle che vengono definite "animazioni consensuali". Insomma, c'è di buono che nessuno può usare violenza su di un altro ospite. Il problema è che molti resident cominciano a scambiare la realtà con la finzione, assumendo ruoli precisi all'interno di relazioni sentimentali, ovviamente non fisiche (anche se gli avatar tridimensionali possono avere contatti di ogni genere). Da quel tipo di animazioni, per chi comincia a crederci, il passo è abbastanza breve. Essendo l'utilizzo della parola l'unico vero mezzo di contrattazione in quel tipo di realtà, ecco che si sprecano pompose dichiarazioni d'amore, i quali toni sono più o meno tutti simili. Così la parola, lo strumento più nobile della nostra capacità di essere sociali, viene svenduta al prezzo di una carnalità impossibile, in un giro di "copy and paste" di rime amorose tutte uguali. Si accede ad una sorta di serialità, nella quale ogni due mesi viene cambiato l'avatar di riferimento, ma le parole sono sempre e comunque le stesse. La cosa peggiore è il fatto che spesso le persone imbrigliate in questo genere di attività, veicolano medesimi messaggi con le stesse parole nella vita vera così come in quella virtuale. Creando ovviamente una confusione dalla quale loro sono i primi incapaci ad uscire. Di fatto il mio non è un tentativo di demonizzare questo tipo di interazioni, bensì di prendere una sana distanza dalle loro derive psicotiche. Io stesso uso molto il web e le parole per comunicare, il titolo del mio blog la dice lunga. Ma ho coscienza dell'utilizzo che faccio delle mie parole e cerco sempre di differenziare al massimo l'approccio verbale con ciascun interlocutore. Non mi piacciono le risposte in serie, non amo le cose tutte uguali. Insomma, a ciascuno il suo, è una questione di rispetto.
Nodi
1 mese fa
2 commenti:
interessante presa di posizione. interessante e impegnativo (per la sostanza delle cose che dici) blog. Ti leggerò spesso.
A presto
bruno
Ti ringrazio per la stima ( e per essere passato) caro Bruno.
Un abbraccio e a presto.
Posta un commento