
Io non vorrei davvero dare l'impressione che questo blog sia riservato ad esprimere una parte del mio carattere talmente buia e contorta, che non possa essere mostrata nella quotidiana realtà sociale in cui sono immerso. Piuttosto, io credo che lo scrivere sia davvero il mezzo più adeguato ad andare in fondo ai miei pensieri più importanti; ritengo altresì che la parola (quella messa nero su bianco) sia l'arma più potente di comunicazione con il prossimo, quella che più risalta nella sua chiarezza, senza dover stare a precisare trenta volte quello che si ha in testa. Perchè prima di scriverlo, ovviamente, lo si pensa e dopo averlo scritto lo si aggiusta. Voglio perciò che la riflessione che segue possa essere un motivo positivo nella testa dei miei lettori (che pretesa avere dei lettori, oltretutto "miei", ma fatemi sognare, ogni tanto!).
In questi giorni mi è capitato di pensare un po' al mio rapprto con la fede, rapporto che, per chiarezza vado a snocciolarvi. Io sono stato educato in una famiglia cattolica e vi posso dire subito e con assoluta certezza che non ho subito alcuna sorta di indottrinamento forzato. Prova ne è il fatto che ho una sorella che, pur essendo cresciuta nel medesimo ambiente, vedendo gli stessi amici e provenendo dalla stessa famiglia, si reputa agnostica ed è contenta così. Escludo anche il fatto di essere più suggestionabile e quindi più influenzabile, sono una testa calda e difficilmente mi adeguo al contesto (in tutto). Sono cresciuto con un profondo rispetto per il mio senso della fede e, man mano che crescevo, ho imparato che Dio non è nelle parole dei libri, nè tantomeno negli anatemi lanciati da membri illustri della classe sacerdotale, ma in ogni cosa che facciamo durante le 24 ore del nostro giorno, siano esse buone o cattive. Eh sì, perchè se Dio è tutto, ha anche a che fare in qualche modo con le cose che ci sembrano ingiuste ad un primo sguardo. Non parlo delle disgrazie che noi esseri umani provochiamo con comportamenti sconsiderati (mi fanno ridere quelli che, come giustificazione al loro non credere, portano la guerra, la fame o robe simili. Dicono: "Se Dio esistesse lo eviterebbe!". Ma che vuol dire? Dio deve impedire ad ogni singolo essere creato di fare il cretino? Ma piantiamola!).
A volte il Dio in cui credo interviene nelle vite di ciascuno di noi e ci "dona" una sofferenza, chiamata in gergo "prova". Chi di noi non ha mai affrontato una malattia, personalmente o stando vicino ad una persona cara, un momento di sconforto, la fine di un sentimento? A volte però gli eventi sono talmente drammatici che, anche la persona più radicata nella propria fede, vacilla sotto i colpi di qualcosa apparentemente impossibile da sopportare, una separazione imminente, una lunga sofferenza fisica, la morte. Come ci si pone di fronte a tutto questo?
Io non ho una risposta, posso solo dirvi quello che ho fatto io, situazione per situazione. So che è difficile ragionare con la testa altrui, impossibile indicare una via maestra da seguire. Io credo di aver capito con il tempo che qualsiasi cosa, per quanto straziante ed incomprensibile possa essere, sia comunque un modo di parlare al nostro spirito, ma anche alla nostra carne. Come tutti gli esseri viventi, nasciamo e cresciamo, bene o male. Come tutti moriamo, prima o dopo. Quando queste cose avvengono "fuori tempo" o incolpiamo la biologia, ma mi sembra francamente una perdita di tempo, oppure ci fermiamo un attimo e proviamo a leggere fra le righe di quanto abbiamo attraversato o stiamo ancora affrontando. Posto che non possiamo cancellare il dispiacere ed il dolore provati.
2 commenti:
non so che dire, ma mi sento di dirti che comunichi sincerità e serena consapevolezza in ciò che dici. Fede, in una parola. Anche chi non ce l'ha può trovare giovamento da queste righe. A presto!
Ti ringrazio. Sono felice se qua dentro tu, che mi leggi, e chiunque altro, potrete trovare un momento di condivisione, anche silenziosa. Non sai che onore sia per me. Mi sento piccolo piccolo.
Grazie ancora.
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