martedì 4 maggio 2010

Sacconi, ministro non costituzionale.


In aperta polemica (e come potrebbe essere altrimenti, fatto da me) con il vecchio, decrepito, inutile ed autoreferenziale mondo dei politici italiani, vi spiego brevemente perchè il ministro con delega per lo stato sociale, Maurizio Sacconi, andrebbe sfiduciato per palese incostituzionalità della persona e del suo pensiero stesso (magari si potesse licenziare un politico perchè dice e fa cose contrarie all'ordinamento supremo del nostro Stato). Prima però due brevi indicazioni, che apriranno la strada ad una più facile comprensione del mio punto di vista. 
Tante volte abbiamo sentito il ministro fare delle dichiarazioni deliranti circa la situazione lavorativa degli italiani, con particolare ed insistente riferimento a ciò che, secondo il suo illuminato parere, dovrebbero fare i giovani precari del nostro sistema Paese. Al grido di "arrangiatevi a fare quello che c'è", "rimboccatevi le maniche e prendete quello che passa il convento", Sacconi contravviene ai suoi doveri in quanto ministro del lavoro e dello stato sociale (riuniti nel termine welfare) e commette due errori gravi, uno che potremmo definire meritocratico ed uno metodologico. 
Il primo è abbastanza evidente: in Italia, non esistendo alcun tipo di meritocrazia e di consequenzialità dell'ingresso nel mondo del lavoro rispetto al grado di istruzione raggiunto da ciascuno, i politici tirano a dire che tutti devono fare tutto e pazienza se non è il proprio ambito. Che una persona debba imparare a destreggiarsi un po' su tutte le cose della vita, è un assunto che mi trova d'accordo, ma credo appartenga più ad una specie di tradizione popolare sulle doti che si portano in una unione di tipo matrimoniale, piuttosto che ad una questione di crescita professionale ed economica in un ambito lavorativo. Non vado contro chi non ha studiato, perché magari non ne aveva voglia o non aveva la possibilità economica o fisica di accedere a studi superiori, ma è palese che fra un laureato con specialistica (o con master di primo e secondo livello) ed uno con la licenza media  o diploma superiore ci debba essere una differenza anche nell'attribuzione di ruoli specifici in campo professionale. Cosa che in Italia non solo non esiste, ma viene addirittura ulteriormente disincentivata dall'atteggiamento irresponsabile di privati datori di lavoro e dello Stato stesso, spettando a quest'ultimo la regolamentazione e la normativa sull'occupazione, ivi comprese le trattative con le rappresentanze sindacali per trattamenti più equi e certamente differenziati fra ruoli diversi.
La linea metodologica erronea la potrei spiegare con un esempio, sempre partendo dall'affermazione secondo la quale ci si deve arrangiare. Se io vado a fare un lavoro sottoqualificato rispetto alle mie competenze, così come se qualcuno occupa una posizione al di sopra delle proprie specifiche abilità, grazie ad una sanatoria, o peggio ancora, ad una raccomandazione, rubo il posto a qualcun altro (o qualcuno lo ruba a me), che potrebbe e dovrebbe fare quel lavoro al posto mio, magari con maggior profitto. Poi magari ci sta anche che io impari il mestiere meglio di chi lo fa per professione da tempo o per tradizione, ma non è l'argomento in ballo.
E veniamo alle motivazioni di incostituzionalità del ruolo ministeriale di Sacconi e della sua opera come servitore dello stato, che saranno chiare non appena leggerete le due seguenti citazioni: 

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Li avete riconosciuti? Ebbene sì, sono l'articolo 3 e 4 della nostra Costituzione, nelle disposizioni generali. Tralascio le indicazioni nei Titoli specifici, perché sarebbero un carico da novanta. Ma mi sembrano sufficienti questi due aspetti citati per fare chiaro quanto lontano siamo dal rispetto della dignità individuale di ogni cittadino italiano. 

1 commento:

dtdc ha detto...

Io sto meditando di trasferire armi e bagagli in Norvegia, tu che fai?
Ciao! ;)